Sparita dal radar da qualche tempo, ricompare la “12×1 h” ed è stato difficile resistere al richiamo. Come dalla denominazione, si tratta di correre in pista (Lo Stadio Nando Martellini delle Terme), in squadre composte da 12 podisti, ognuno dei quali deve correre per un’ora, passandosi un ideale testimone. Detto così, suona un impegno tutto sommato agevole.
Chi di voi non avrà pensato: “Beh, è come l’allenamento sotto casa”. Solo il Comandante, dall’alto della sua saggezza, mi aveva fortemente sconsigliato: “Lascia perdere… non hai più l’età per questi sforzi”.
Ma, ormai, la frittata era fatta (mi ero iscritto) e, tanto valeva mangiarla.
In effetti, col senno di poi, aveva ragione. La gara è molto bella perché si crea una particolare condivisione tra le squadre presenti, ma la fatica resta. Specie se uno ha scelto, quale frazione, quella tra le 13 e le 14.

Lasciando da parte le condizioni climatiche, la pista è difficile per vari motivi. Il primo è che il giro di pista (un tratto breve per coloro che corrono le lunghe distanze) incentiva la velocità, proprio perché appare “indolore” e, a lungo andare, si scopre che non è affatto così. Aggiungete che non corriamo “per noi” ma per la squadra e, in questi casi, si superano tranquillamente le soglie dell’autoconservazione: se tutti danno il massimo, spetta anche a te.
Il secondo motivo è costituito proprio dal fondo. Il materiale polimerico del fondo respinge i tuoi passi al mittente, per cui occorre anche superare la “resistenza” all’incedere. Infine, cricetare non è mai un bell’andare: i punti di riferimento non cambiano e la concentrazione è attitudine da specialisti (i “pistaioli” sono, infatti, una razza podistica a parte).

Detto ciò, per come la vedo io (probabilmente male), in certe occasioni è necessario essere presenti, altrimenti queste gare non esisterebbero (ricordo, con un moto di affetto, anche una bellissima 24x1h). Lo spirito di squadra è anche questo. Non serve attendere la “chiamata” ma ci si presenta come volontari, pure se destinati a superare a stento il primo combattimento.
L’occasione è stata anche propizia per rivedere tante belle persone. Senza esagerare, debbo citare – l’ordine è casuale tranne alla fine – la presidentessa Laura, Manuel, il Cacciani, le numerose Simone dello Sport Team Trigoria, simpatiche ed affettuose. Infine, volevo regalare uno dei miei libri a Luciano Duchi ed eccolo qui, assiso al suo scranno di Presidentissimo. Una fortuna insperata, sicuramente quale premio all’ardire. Il nostro Luciano è, da sempre, il migliore di tutti noi. Ed occorre, signorilmente, prenderne atto.
La vita è fatta di fatica. La corsa anche.
[Colonna sonora: Culture Club, Time (Clock of the Heart); Tears for Fears/The Cure, Mad World (in) a Forest (The Matt One’s Cover Mash-up)]






