martedì, Febbraio 17, 2026
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Invece della Befana… Loving the Alien

La prima gara ufficiale dell’anno non si è tenuta. Minacciose previsioni del tempo – e le strade trasformate in profondi acquitrini – dopo una iniziale riduzione del percorso hanno sconsigliato di far disputare la tradizionale “Corri per la Befana”. Mentre scrivo queste righe dell’attesapioggia torrenziale non vi è ancora traccia ed abbiamo tutti disputato gare con situazioni ben peggiori (sebbene le “piscine” esistano davvero). Certo, poi cadono anche gli alberi e bisogna giocoforza fare un passo indietro. Peccato.

Ma è un chiaro segno dei tempi, ormai abbandonati a loro stessi. L’evoluzione – approssimativa – dei nostri sistemi di “controllo” porta ad almanaccare su quanti, in epoche andate, segnavano il progresso con un costante riposizionamento personale e culturale.

Il 10 gennaio – dieci anni fa – perdevamo un uomo “caduto sulla Terra” da non si sa quale lontano pianeta molto più evoluto del nostro. Il Duca bianco, David Bowie, abbandonava questo mondo dopo aver indicato la via sin dagli anni ’60. “Se oggi siete tristi, ricordatevi che la Terra ha oltre quattro miliardi di anni e voi avete avuto la fortuna di esistere contemporaneamente a David Bowie”. L’icastica frase, attribuita probabilmente per un errore a Simon Pegg, evidenzia come ciascuno di noi – per forza di cose – è stato partecipe almeno di uno dei “momenti” che hanno caratterizzato la vitalità artistica e personale di questo straordinario personaggio. “personaggio”, prima che persona, nella costante reinvenzione di un “sé” adattabile ai tempi ma, in fin dei conti coerente, con il bisogno interiore di quel “successo” visibile e riconosciuto.

Cambiare, insomma, per restare uguali (al proprio interno). Echi Gattopardeschi, a priva vista. Solo che, nella Sicilia del Principe Salina, crolla ineluttabilmente il ceto aristocratico a vantaggio della borghesia, mentre nei “Ch-Ch-Changes” di Bowie, il mondo è lo stesso, cambia solo la fama (“Fame”) della notorietà. Alla fine, dopo aver vagato alla deriva in Space Oddity, finisce con “Blackstar”, un buco nero dal quale non passa alcun elemento luminoso.

Abbiamo imparato qualcosa. Muoversi sempre, non accontentarsi del “proprio” tempo, ma pretendere di andare avanti, verso qualcosa che è laggiù. Ancora non si vede, ma manca poco e poi tutti lo vedranno. Forse sbaglieremo – ed è certo che accadrà – ma, intanto, per quei minuscoli abitanti di questo sasso in orbita nell’immensità del cosmo, riusciamo a compiere delle meraviglie. Per dire ancora “qualcosa” che forse non vale la pena di essere ascoltata. Magari non in questo momento ma, tra anni, nel futuro, una flebile voce giungerà ai figli dei figli dei nostri figli, a testimonianza che i veri alieni sono coloro che non hanno voluto vivere solo il loro tempo presente.

Per Andrea. Per Francesco.

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.