In montagna si sale con rispetto (e un po’ di autoironia)

La montagna non è solo un luogo da visitare: è un mondo da comprendere. Per alcuni è fatica, per altri rigenerazione, per altri ancora una sfilata di pile colorati e scarponi appena comprati. Ma qualunque sia il motivo per cui ogni estate (o inverno) si parte verso le vette, c’è una cosa che dovremmo ricordare tutti: la montagna non ci appartiene, siamo noi a essere suoi ospiti.

Per iniziare, bisogna accettare una dura verità: in montagna ci si alza presto. Non esistono vacanze “rilassanti” intese come pantofole e brunch alle 11. Le escursioni cominciano all’alba, la colazione è essenziale, e la giornata si misura in dislivelli, non in pisolini. E no, il “facciamo con calma, partiamo alle dieci” non vale: o si arriva in vetta prima del temporale, o si torna indietro bagnati e frustrati.

E poi ci sono le sagre. Le adoriamo tutti: formaggi, spezzatini, birre in quota, cori locali, fisarmoniche. Ma attenzione: non sono un “liberi tutti” gastronomico. Non è obbligatorio mangiare tutto ciò che la tradizione propone dal 1793 a oggi. La vacanza in montagna dovrebbe essere anche una riscoperta dell’equilibrio, un’occasione per rallentare, ascoltare il corpo, e magari disintossicarsi da qualche eccesso cittadino – non per sostituirli con altri.

Certo, non siamo tutti atleti. E va bene così. La montagna non è una gara a chi arriva primo, ma un’esperienza personale. Se sei da sempre l’ultimo del gruppo, quello che si aggrega solo per far numero, se alla prima salita ti si accende la faccia come un semaforo… tranquillo. Non devi dimostrare niente a nessuno. Anzi, forse sei proprio tu quello che riesce davvero a godersi ogni passo, ogni panorama, ogni sosta.

Ma un consiglio sentito: se dopo vent’anni non ti è mai piaciuto davvero camminare, se cerchi ancora il trucco per “andare più forte in salita”, forse è il caso di guardarsi allo specchio e prenotare a Palinuro l’anno prossimo. Il mare ha i suoi vantaggi. Tipo la spiaggia in piano.

Un altro mito da sfatare: l’attrezzatura. Comprare l’ultimo softshell tecnico in boutique a Cortina non ti farà salire meglio. La montagna non guarda le etichette, guarda i piedi, il fiato, il rispetto. E soprattutto guarda come lasci i luoghi dopo essere passato: non serve vestire come Reinhold Messner per capire che un sentiero non si sporca e che una malga non è una discarica.

Anche la logistica vuole rispetto. No, partire alle tre di notte non ti salverà dal traffico. L’A22 sarà comunque congestionata, che tu sia partito da Napoli o da Parma. Forse è più saggio dormire bene, mangiare con calma, e rassegnarsi all’idea che la montagna richiede pazienza… già prima di arrivarci.

E una volta sul posto, c’è un momento sacro che segna ogni mattina in albergo: il buffet della colazione. Il buffet non è una sfida a chi prende di più. È un gesto collettivo di condivisione, l’unico momento in cui tutti – esperti o principianti, alpinisti o escursionisti da Instagram – si trovano alla pari. Prendere tutto il bacon del buffet non ti dà potere. Ti dà solo disapprovazione silenziosa.

Infine, un messaggio per chi ama salire solo con la funivia: va bene anche così. Non tutti devono arrancare per ore. Ma attenzione a non fare i finti duri: la montagna seleziona con gentilezza, ma non tollera arroganza. E non dimentica. È un luogo che può far innamorare o scoraggiare, ma mai lasciare indifferenti.

E se tutto questo ti suona troppo complicato, forse sei un tipo da spiaggia. Va benissimo. La montagna non è per tutti, ma accoglie tutti. A una condizione: che venga rispettata. Che non la si usi, ma la si ascolti. Che si impari a conoscerla, senza pretese, senza ostentazione, e con un po’ di sana autoironia.

Perché sì, può farti sudare, perdere l’orientamento o le staffe. Ma se la tratti bene, la montagna ti insegna a camminare dentro te stesso. E magari, a fine estate, scoprire che sei salito un po’ più in alto anche là dove non credevi fosse possibile.

 

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso