Il Prana, lo Yoga e una runner consapevole

In questa estate torrida di scarpe che si attaccano all’asfalto, corse alle sei del mattino e strade sommerse di spazzatura, ho scoperto la parola più bella del mondo.

Prana.

Il prana è la vita. La vita viene nutrita dal respiro che veicola l’energia vitale all’interno del nostro corpo infondendo tutto il nostro essere.

Prana è in ogni cosa vivente su questo pianeta. È negli alberi, nelle piante, nelle foglie d’erba, nei nostri piccoli amici a quattro zampe e anche in quelli meno amici con più di sei zampe.

Il prana è in ogni cosa essenziale che ci circonda e, se ascoltiamo molto bene la nostra parte più profonda, ne sentiremo la forza. Parlare di forza mi fa pensare a guerre stellari perché se ci pensate bene la forza di cui parla George Lukas non è lontana dal concetto di Prana e dal desiderio dell’uomo di riuscire a governare l’energia che tutto nutre.

Pranayama è la tecnica con cui veicoliamo l’energia vitale nel nostro corpo. È la respirazione.

Mi sto avvicinando a piccoli passi alla sottile linea che unisce l’energia vitale che si impara a percepire con lo Yoga e la respirazione alla pratica sportiva e nello specifico al running.

Lo slogan di Napoli Running recita così “All runners are beautiful” parafrasandolo potremmo scrivere che “all runners are tied up”. Lo stretching ci fa un po’ schifo, ammettiamolo. Ci annoia, lo consideriamo una perdita di tempo, è frustrante perché è una di quelle attività che, per vederne gli effetti, devi praticare con pazienza e costanza.

Noi runners impegniamo ogni briciola di pazienza e costanza nella corsa e tutto quello che è a margine dei nostri obiettivi non lo prendiamo nemmeno in considerazione. Spesso guardiamo al risultato come il toro guarda lo straccio rosso e lo bramiamo al punto che non vediamo molto altro.

Ampliando i nostri orizzonti potremmo realizzare che il nostro obiettivo sarebbe più facile da raggiungere se conoscessimo bene la nostra energia, il nostro essere, la nostra mente.

Correre, in generale, sulle lunghe o sulle brevi distanze, impegna corpo e mente. Questo lo sappiamo bene quando per esempio in maratona ci troviamo di fronte al muro del trentesimo e dobbiamo ricorrere a tutta la nostra determinazione per superarlo e spingerci fino al traguardo. Serve la testa. Non c’è niente da fare.

Cosa accadrebbe però se potessimo ampliare la nostra consapevolezza, il potenziale della nostra mente, il nostro respiro, abbinandoli a muscoli tonici e ben allungati? Un miglioramento di almeno il 30% delle nostre possibilità.

Lo yoga racchiude in se moltissime discipline, poste a vari step della nostra curiosità.

Se ci soffermiamo sulle posizioni, potremmo sicuramente ottenere un beneficio in termini di allungamento muscolare e potenziamento, oltre ad un miglioramento dell’equilibrio e della propriocezione dovuto all’esercizio di posizioni di equilibrio come l’albero o il corvo, praticate talvolta anche ad occhi chiusi.

La posizione ad occhi chiusi aiuta la propriocezione perché il corpo, senza un riferimento visivo esterno, cerca equilibrio in se stesso e utilizza le caviglie per mantenerlo. Le prime volte cadere è inevitabile.

Diciamo che mantenere la posizione è quasi impossibile, ma con pazienza e costanza il miglioramento è visibile in dieci lezioni. Quelle che ho fatto io negli ultimi tre mesi.

Se vi siete appassionati alle posizioni, ma la curiosità vi spinge ad addentrarvi in questo mondo fantastico fatto di tante strade percorribili all’interno della vostra anima, il secondo step riguarda la respirazione.

Vi verrà chiesto, quando mantenete una posizione, di rilassare il più possibile la muscolatura e di respirare.

Anche quando vi sembrerà impossibile, le posizioni richiedono di respirare. Il respiro è una parte fondamentale dello yoga e la respirazione pranayama vi aiuterà a migliorare la vostra capacità polmonare impegnando tutti i polmoni, il diaframma e la pancia.

La respirazione non è solo fare su e giù con il petto, si respira profondamente sollevando il petto, aprendo il costato e gonfiando la pancia. Dovrete gonfiarvi come palloncini, inspirare, espirare e talvolta trattenere. La vostra mente sarà inebriata da tutto quel Prana che invaderà il vostro corpo.

Praticare con costanza tecniche di respirazione mobilizzerà la vostra colonna vertebrale ed il costato e allenterà le tensioni che si concentrano sul diaframma.

In una parola “libererà” tutta quella energia compressa dal traffico, dai compiti dei figli, dal capo che pressa per una consegna, dal telegiornale che porta solo brutte notizie, e vi aiuterà a sentire meglio il respiro durante la corsa, a governarlo e, cosa ancora più importante, ad abbassare il battito cardiaco.

Se ancora non vi siete annoiati, ma volete imparare qualcosa di più e cercare un contatto più forte con la vostra parte più intima, se siete curiosi di vedere dove porta questo cammino un po’ mistico e un po’ surreale, il prossimo step è la meditazione.

Meditare è entrare in contatto con ogni cellula che compone il corpo e irrorarla di luce, di energia, di nuova forza.

Dopo un certo periodo di allenamento, in cui vi verrà da pensare inevitabilmente a tutti i vostri guai, alla lavapiatti che si è rotta, all’appuntamento delle 5.00, al “ma quando finiamo che devo arrivare dalla parte opposta della città e ho solo 20 minuti quando con il traffico che c’è ce ne metterò almeno 50”, comincerete a sentire il passaggio dell’energia attraverso le dita, i polsi, le braccia e le gambe e la mente andrà a cercare i colori, gli odori, ogni briciolo di luce presente nella stanza, nel parco, sulla cima di una montagna, insomma ovunque vi verrà in mente di meditare.

Personalmente cerco posti all’aperto, con pochi rumori, un parco è ideale, il mare, la campagna. Va bene anche una stanza di casa con un po’ di musica rilassante e una mezza’ora di tranquillità.

Ancora non siete stufi?Se la meditazione vi piace e vi chiedete in quale altro modo potete approfondire il senso di benessere che vi pervade e la cascata di energia che vi irrora, il prossimo step sono i mantra.

Quando pensate ad un induista, lo immaginate di certo nella posizione del loto, a gambe incrociate con le dita unite in un cerchio posate sulle ginocchia che ripete “OM”.

Quel verso, “OM”, è un mantra, il più sacro mantra induista.

Non mi addentro in spiegazioni che sarebbero comunque superficiali, ma, pur essendo nel suo significato assimilabile ad una preghiera, il mantra serve a connettere corpo, respirazione e mentre agendo su diversi fronti a seconda della necessità e di cosa abbiamo intenzione di stimolare.

Se ad esempio volessimo cominciare la giornata con un carico di energia positiva, se quel giorno corrispondesse ad una domenica di gara, sarebbe piuttosto interessante eseguire qualche ciclo di saluto al sole accompagnato dal suo mantra.

Io ho provato. Dovete avere quella che nel mio dialetto si chiama “una bella pupitola sciolta” ovvero sia una buona capacità con gli scioglilingua. Io mi incarto tutte le volte, cerco di barare e viene fuori una cosa oscena, ma l’intenzione c’è.

Sento la vibrazione della voce nel petto che si scuote e mi carico di energia positiva. Sono pronta a cominciare. Si parte.

Un piede davanti all’altro ancora una volta. Più consapevole. Più carica. Sempre runner.

Un giorno senza sorriso è un giorno perso. Non importa quanti pesi portiate sulle spalle, la vita è un battito di ciglia e va vissuta in ogni istante. Come l’ho scoperto? Allacciando le scarpe e cominciando a correre. Run Lud Run! Ogni giorno una nuova storia aspetta di essere raccontata.