sabato, Marzo 14, 2026
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I palloncini dei pacemaker

Con questo pezzo, si chiude, idealmente, un ‘percorso’ sui pacer, riferito, in tutto o in parte, ad un accessorio a costoro fondamentale: i palloncini.

I palloncini dei pacemaker (o pacer) li conoscete tutti, perché li avete visti alle gare. Dapprima in quelle lunghe e, di recente, anche nelle gare brevi.

Qualora esista qualcuno veramente ignaro, sono quegli involucri di materiale plastico riempiti di elio che indicano la velocità oppure il tempo che i “portatori” vi assicurano di conseguire, se soltanto siete in grado di star loro dietro fino alla fine.

Diversi colori, diversi tempi. Anche l’occhio vuole la sua parte. Possono indicare, in aggiunta, anche altre cose come, ad esempio, le persone che abbiamo perso oppure una celebrazione del pacer (100esima maratona, etc.).

Come i bambini quando vogliono i palloncini, anche i podisti vorrebbero ricevere in dono quello che gli porterà in dote il risultato agognato. Basta seguirli ed il gioco è fatto. Ciò, almeno in teoria, perché la pratica è una storia piuttosto diversa.

Anzitutto, occorre vedere dove sono posizionati i pacer al momento della partenza.

Nelle maratone molto affollate, scoprirete – ma solo dopo aver sputato i polmoni al primo ristoro – che “seguono” il tempo dallo sparo (come i top runner), sicché per recuperare la differenza tra l’inizio ed il momento in cui transitano sul tappeto segnatempo, possono passare alcuni minuti.

Ebbene, dovendoli recuperare in tempi brevi, i nostri palloncini, partono per una corsa forsennata di “allineamento” (con il real time), comportando la diminuzione di alcuni secondi, rispetto ad un tempo che per voi era già il vostro massimo possibile.

Per cui, se vedete la mala parata NON seguiteli ma ragionate, realisticamente, su un auspicabile momento di “aggancio” dopo un certo numero di chilometri, contando sul fatto matematico (e certo) che voi continuate con la vostra velocità media mentre loro, prima o poi, dovranno per forza assestarsi sulla loro … ma non subito.

Ho imparato questa lezione ad una maratona (Firenze) in cui il mio compagno di allora (il Comandante) mi impose di stare calmo e, prudentemente, attendere il “ricongiungimento” che è avvenuto… al Km 12.

Per fortuna questa situazione sta decisamente cambiando e nelle maratone meglio organizzate i pacer sono esattamente nelle stesse condizioni di chi deve seguirli, senza, quindi, alcun effetto di “compressione” dei tempi nel breve periodo.

I palloncini determinano alcune curiose situazioni. Ne indichiamo solo alcune, certi che possiate completare il tema con i ricordi tratti dalla vostra vivida esperienza.

La prima – sta diventando rara ma ancora accade – sono i pacer ai quali non importa un accidente di voi, ma che volevano solo il pettorale gratis, per cui si fanno la loro maratona, incuranti dei feriti lasciati sul campo. Bucano i palloncini (o, al contrario, furbescamente, neppure lo fanno) e chi si è visto si è visto. Oggigiorno le organizzazioni sottopongono a tali e tante vessazioni i pacer da far passare in netto anticipo la voglia di prendere per i fondelli. Ma questa situazione non è palesata da detti cadaveri perché questi ultimi sono convinti che la loro dipartita sia dipesa da loro e non dagli scorretti portatori di palloncini.

La seconda situazione è costituita dalle conseguenze della fisica dei gas. All’inizio, un po’ come noi maschietti, i palloncini si ergono in tutta la loro baldanza, praticamente verticali. Dopo una mezz’ora, appaiono spompati e finiscono esattamente in faccia a voi… con un ripetuto schiaffeggiamento non proprio piacevole.

Qualche effetto divertente è determinato ai pacer proprio dai palloncini: come quando li vedi sbucare dal chimico ma, più spesso, dalla fratta nella quale il nostro conductor effettua un momento, seppur rapido, di religioso raccoglimento, avvertendo che non è caso di seguirlo anche in questa cerimonia (se proprio non ci siano le stesse identiche necessità).

La squadra di quarantuno pacer

Sulla qualità di questi manufatti c’è spesso qualcosa da ridire. Non dovrebbero essere della stessa consistenza del dirigibile della Goodyear, ma neppure di quella delle feste di quando si era bimbi. Insomma, a farla breve, comincia, dopo un’oretta, una caporetto, con scoppi che mettono fine alla segnaletica verticale, lasciando la residua riconoscibilità affidata alla sola canotta.

La triste sorte del palloncino può diventare la vostra metafora, con una bella eccezione. Quando raggiungete i pacer del vostro tempo, ma dell’onda partita prima della vostra, sono soddisfazioni da applausi. È raro, ma capita. Lo dico per esperienza di corsa vissuta.

Oggi mi sento una pozzanghera / se l’ansia mi afferra /
Con lo sguardo verso il cielo, / ma il morale per terra /
Perché tu volevi solo / palloncini, palloncini /
Pensavi solo ai / palloncini, palloncini /
Stramaledetti palloncini, palloncini /

(Coma_Cose, Palloncini)

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.