Ieri sera ho preso parte al Trofeo Vitamina, allo stadio di atletica Paolo Rosi.
Una manifestazione sui 1000 metri organizzata dalla ASD LBM Sport Team.
Uno di quegli appuntamenti estivi immancabili nel calendario dei runner romani, dove ci vai per uno di questi due motivi:
- sei in una condizione atletica smagliante e vuoi farlo sapere a tutti gli amici;
- sei in una condizione atletica vergognosa e ci vai per rivedere tutti gli amici.
Personalmente ha vinto la seconda. Di parecchio.
In fondo ero lì soprattutto per ricordare a me stesso che la pista è una forma di espressione sportiva universale ed ecumenica. Un posto dove, anche in una torrida serata di luglio, ti senti parte di quella piccola grande eccellenza podistica che continua ad animare il nostro mondo.
Al momento dell’iscrizione avevo dichiarato un tempo di accredito da autentico smargiasso. Ancora ubriaco di entusiasmo dopo il record del mondo sui 1000 metri in 2’11”, ero convinto che sarebbe bastato per non pagare dazio già al primo giro.
Eppure mi sono presentato sulla linea di partenza con la convinzione che anche un solo mille corso in pista valesse il prezzo del pettorale. Anche solo per potermi vantare, una volta tornato a casa, del brivido provato nell’affrontare quella prima curva con i fotografi appostati a bordo pista.
Poi è arrivato lo sparo.
E, come succede spesso nella corsa, tra quello che avevi raccontato a te stesso e quello che stava davvero per accadere c’erano esattamente mille metri.





