Non siamo fatti per avere lo stesso corpo per tutta la vita. Possiamo prendere peso, perderlo, attraversare periodi in cui ci sentiamo meno in forma e altri in cui scopriamo di essere più forti di quanto siamo mai stati. Nessuna di queste versioni di noi vale più di un’altra. Sono semplicemente capitoli diversi della stessa storia.
Rispetto a due anni fa sono cambiato.
Ho superato i 55 anni. Mi alleno tutti i giorni tra nuoto, bici e corsa. Ho cambiato il mio modo di mangiare. Dormo meglio, vivo con meno stress, bevo più acqua, non bevo alcolici, la carne è praticamente sparita dalla mia alimentazione e cerco di non fare dei dolci un’abitudine. Gli integratori fanno parte della mia routine, soprattutto nei periodi di maggiore carico.
Eppure c’è una cosa che mi ha sorpreso.
Oggi peso più di due anni fa. E, soprattutto, da qualche tempo mi ritrovo con un po’ di adipe sui fianchi e sulla pancia che non avevo mai avuto. La prima reazione è stata quella che conoscono in tanti: sto sbagliando qualcosa? Mi alleno troppo poco? Mangio troppo? Sto perdendo la partita?
Poi ho iniziato a leggere, a informarmi, a capire.
La risposta, almeno in parte, è molto più semplice e molto meno colpevolizzante di quanto immaginiamo: cambia la biologia.
Dopo i cinquant’anni il nostro corpo riscrive alcune regole. Il testosterone diminuisce lentamente e questo influenza non solo la forza o la vitalità, ma anche il modo in cui distribuiamo il grasso corporeo. Quello che prima sembrava impossibile, un accumulo sull’addome o sui fianchi, diventa improvvisamente normale.
C’è poi un altro aspetto che mi ha colpito. Noi runner siamo convinti che allenarsi di più sia sempre la risposta giusta. Ma il corpo non ragiona come noi. Se ogni giorno gli chiediamo ore di nuoto, bici e corsa, può interpretare quello stimolo come uno stress continuo. Il cortisolo, l’ormone dello stress, tende a rimanere elevato e, paradossalmente, favorisce proprio l’accumulo di grasso nella zona addominale.
Anche la massa muscolare cambia. Anno dopo anno se ne perde un po’, anche continuando ad allenarsi. È un processo fisiologico. E meno muscolo significa un metabolismo leggermente più lento. Così il peso racconta una storia, mentre la composizione del corpo ne racconta un’altra.
Perfino l’alimentazione cambia significato. Gli stessi piatti di pasta, riso, legumi o frutta che a trentacinque anni diventavano carburante quasi esclusivamente per i muscoli, a cinquantacinque possono essere gestiti in modo diverso dall’organismo. La sensibilità all’insulina non è più la stessa e quello che una volta veniva utilizzato immediatamente oggi può trasformarsi, più facilmente, in una riserva di grasso.
Ho capito allora che il problema non è inseguire il corpo che avevo vent’anni fa.
L’obiettivo non è fermare il cambiamento. È continuare a prendersi cura di sé mentre il cambiamento avviene.
Forse dovrò inserire più lavoro di forza, rivedere qualche abitudine alimentare, imparare a recuperare meglio. Non per inseguire una bilancia o un addome piatto, ma per continuare a stare bene dentro un corpo che, semplicemente, sta seguendo il suo percorso.
Ed è forse questa la parte che preferisco del tempo che passa.
Scoprire che la salute non coincide con la perfezione. Che si può essere forti anche con qualche chilo in più. Che una pancia appena accennata non cancella migliaia di chilometri corsi, vasche nuotate o salite in bicicletta.
Per anni ho creduto che l’obiettivo fosse rimanere uguale.
Oggi penso che il vero traguardo sia un altro: avere la lucidità di ascoltare il proprio corpo, accettarne l’evoluzione e continuare a volergli bene, indipendentemente dal cronometro, da una medaglia o dall’immagine riflessa nello specchio.
Perché anche questo, in fondo, è allenarsi.





