Lettera al Signor Brooks per correre felice altri 20 anni

Il DNA AMP restituisce la più grande quantità di energia rispetto a qualsiasi altra intersuola del pianeta

Carissimo Signor Brooks

Mi chiamo Marco, corro da più di 20 anni e faccio parte di quella schiera di podisti, vecchia maniera, che si è sempre fatto bastare un paio di scarpe, ben allacciate e del numero giusto.

Deve sapere che per me correre è fatica, non sono leggero, non sono veloce, ma come il calabrone che inconsapevolmente vola, io grazie allo stesso principio, corro. E mi sento gratificato dalla sua definizione di Running per cui “correre non è uno sport vero e proprio…

Ci sono stati anni in cui usavo solo una marca, perché le sentivo più vicina al mio stile, fino ad arrivare a credere che fosse italiana. Poi, quando scoprii il significato del nome, e che una casa giapponese lo aveva fatto suo per una visione di sport dall’animo puro in un corpo sano, ormai era troppo tardi, ed ero già con i piedi in altri modelli.

Prima di approdare alle sue scarpe, carissimo Signor Brooks, in mezzo ho usato di tutto: modelli di cui attendo ancora “l’incremento” teutonico promesso, passando per la ricerca di un “nuovo equilibrio” americano, ritornando per il sol levante, ripartendo da altre forme a stelle e strisce e addirittura cercando di “volare sulla terra” come prometteva la scarpa americana a cui ho affidato i piedi per gli ironman.

Il risultato, sotto l’arco di arrivo, non cambiava, anzi con alcune di queste, peggiorava.

L’unica marca che non ho mai messo ai piedi è l’ala di Samotracia, perchè mi ha sempre e solo vestito, non si spiegherebbe perché ho dei completini nel cassetto del 1994 e ancora ci corro.

Poi sono arrivati gli anni 2000 e il passaggio alla Brooks è stato solo una questione di tempo, fidandomi dei consigli di chi le vendeva, e ancora di più di chi ci correva.

Le confesso Signor Brooks, che in questi giorni sto provando una sensazione di amore e odio verso l’ultimo modello da lei prodotto: le Levitate 2.

Di fatto non c’è sato un rifiuto, ma ci stiamo studiando. Siccome sono peggio di San Tommaso e se non ci lascio dentro un paio di vesciche e almeno una maratona, non posso dire di aver provato una scarpa.

Dei prodotti che si è inventato negli ultimi 20 anni ho sempre apprezzato le Glycerin, le Trascend, e almeno una cinquina di modelli Ghost dai colori sgargianti.

Ogni volta che ci correvo, sembrava come ci conoscessimo Signor Brooks, erano fatte per me: non erano leggerissime, tomaia resistente, pianta larga e stabile, insomma una base d’appoggio per chi di passi in maratona ne faceva davvero tanti.

Ma è il concetto che sta alla base delle Levitate, non l’ho fatto subito mio.

Io che di lievitato ho sempre preferito la pizza in forno la domenica sera, mi sono detto “dove potrò mai andare in strada con loro due?”.

Allora, dopo i primi chilometri, ci siamo presi una pausa di riflessione e le ho tenute ferme qualche giorno. Poi, siccome sono cocciuto come un mulo, ho insistito e ci siamo fatti compagnia per altre uscite.

Signor Brooks io non so se correre felice come consigliate da anni, sarà per tutti, ma di certo della corsa mi ha aiutato a farne una cosa meno faticosa.

Per non parlare dei colori che scegliete nelle produzione, perché diciamocela tutta, sono diventati anche loro fattori discriminatori tra un modello e l’altro.

Se poi facessimo anche qualche cosa per i prezzi, e questo lo consiglierei a tutti i signori citati nell’articolo, quando andremo al negozio per il cambio gomme, peserebbe meno arrivare in cassa.

Insomma, le Levitate 2 mi sono piaciute, perché mi fanno credere di essere uno da modello A2, ma sono stabili come le A3.

Mi fanno sperare di essere, anche solo per 1 mille, come l’amico mio che vola a 3’50”, e mi fanno confidare che potrò un giorno essere happy e sunny mentre corro in maratona a 5’ a chilometro.

Ma nel frattempo me ne frego che sono lento, ciò che conta è sentirsi bene, curare il passo, rendendolo stabile, comodo e reattivo, come ho sempre trovato nei suoi modelli.

Levitate 2 e i lavori di potenziamento

 

Facciamo così Signor Brooks, io continuo a credere che la corsa sia un pezzo delle soluzioni che andiamo a cercare per ogni chilometro che ci lasciamo dietro. Perché è vero quando dice che “le persone corrono, e lo fanno per se stesse”.

Ma in questa visione egoistica dello sport allora le chiedo di continuare produrre scarpe per farmi sentire leggero, veloce e levitato come la gazzella che vola in prima corsia. 

Al sorriso poi ci pensano i traguardi, le soddisfazioni personali nella vita e anche i miei amici che mi aspettano all’arrivo con una buona birra.

La saluto e vado a correre.

 

I dettagli fanno la differenza – Levitate 2
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso