CORRERE DA SOLI O CON UN COACH?

C’è chi ama correre da solo. Uscire quando vuole, sentire le gambe che girano e la testa che si svuota.

Ascoltare il proprio corpo, capire quando spingere e quando rallentare.

Le maratone migliori sono nate così: imparando a conoscersi, a prevedere i problemi prima che arrivino.

Un lavoro di squadra con se stessi.

Poi ci sono quelli che corrono con un coach.

Un allenatore che sa leggere i silenzi, riconoscere la stanchezza, dosare gli allenamenti.

Un punto di riferimento che ti tiene sulla rotta quando l’entusiasmo cala.

Un lavoro di squadra in due.

Ma dove finisce la fiducia e dove inizia la dipendenza?

Il coach ci spinge oltre l’indolenza, ci dà struttura, ci tiene accesi.

Senza di lui, forse, molti smetterebbero di correre.

Eppure, anche chi va piano, a 6’ al chilometro, sa che ogni passo è suo, non di chi gli scrive la tabella.

Siamo noi a creare questi legami?

O potremmo, con la stessa disciplina, farcela da soli e restare comunque in salute?

E tu, dove sei?

Da solo sulla strada a scoprire chi sei, o dentro la tabella di qualcuno che sa già cosa dovresti fare?