Come stanno le ASD in Italia e come potrebbero stare

In un inizio anno dove si sono giocate carte importanti in termini di affiliazione e passaggi di atleti da una squadra all’altra, resta centrale un tema molto dibattuto su un mercato vasto come quello podistico della Capitale e non solo:

la gestione delle squadre podistiche.

Per capire come saranno vissute dagli atleti le attività lungo il calendario di gare abbiamo provato a vedere la questione sotto punti di vista diveri, il vertice della Federazione, la base, ovvero coloro che corrono e la fascia intermedia cioè chi gestisce i gruppi.

I problemi in seno ai direttivi e sotto i gazebo non hanno una precisa connotazione geografica e a qualsiasi latitudine italica si osserva la questione, i fatti e i misfatti sono sempre gli stessi.

L’esito di questa situazione porta spesso a un ruolo poco virtuoso dell’associativismo, di fatto le ASD non riescono a fare un lavoro di cucitura tra di loro utile al sistema e necessario al fine di farlo crescere nel suo complesso.

Inoltre, dinamiche relazionali e nepotismi campanilistici ingorgano e bloccano lo sviluppo partecipativo di molte gare.

Visto dalla pancia della corsa alla lunga snerva stressa i rapporti

Sarebbe interessante capire che ruolo potrebbe avere la Fidal nell’affrontare un tema così spinoso almeno come figura super partes, dando dei consigli, ammorbidendo posizioni troppo rigide.

Sono tanti oggi gli strumenti a disposizione

Pensiamo a webinar sulla gestione manageriale dei gruppi sportivi, grandi e piccoli con corsi gratuiti per le società affiliate alla Fidal, non ci dimentichiamo che le ASD sono l’organo esecutivo per porre in essere il principio associativo demandato dal CONI alla Fidal stessa.

Indurre opportunità nell’organizzare eventi sportivi, attraverso miglioramenti nelle procedure e tattiche di acquisizione di sponsor, come operazioni di networking associativo tra gruppi sportivi che diano accesso alla creazione di convenzioni con i principali player del modo podistico: strutture, cronometraggi, materiali sportivi, ristori, ecc,

Questo processo virtuoso potrebbe comportare una riduzione di costi organizzativi anche per le piccole realtà, disperse sul territorio, fuori dai grandi centri per troppo tempo trascurate e tenute ai margini…

La questione che ci teniamo a sottolineare è che la pancia del podismo nazionale e i relativi vertici federali hanno anche dei punti di vista simili, l’esperienza ci ha insegnato che dal punto di vista della “classe intermedia” si riscontrano inefficienze, nepotistimi, gestioni raffazzonate, padronali e chi più ne ha più ne metta…

Le squadre sono fatte di persone e le figure che spiccano da sotto il gazebo sono spesso presidenti e padri fondatori che con il tempo perdono presa sulle nuove generazioni, si assumono ruoli che vanno al di la’ del mandato associativo.

Il loro ruolo dovrebbe essere di pietra di paragone per il dialogo interno e soprattutto esterno, parlando con altri presidenti, confrontando le posizioni e riportando la natura delle squadre a ciò per cui sono state create.

La Fidal dovrebbe mandare dei segnali concilianti in questo senso, ci vuole una crescita delle competenze quasi obbligatorie per chi è nel mondo dello sport amatoriale, gestire un gruppo di appassionati è diventato tanto altro e non basta più sottoscrivere uno statuto.

 

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