Oggi inizia la settimana di Miguel. A un romano che corre abitualmente non serve dire altro per capire di cosa stiamo parlando.
“Ci sei a Miguel?”, “La fai Miguel?”, “Ci vediamo alla Miguel!”: da 26 anni queste frasi fanno parte del vocabolario di chi anima la vita podistica della Capitale.
Generazioni di atleti si sono confrontate con quel piccolo grande uomo, atleta come noi e simbolo di un mondo che non vuole arrendersi. Dalle proteste in Iran alle violenze in Palestina, passando per l’aggressione all’Ucraina: chissà quanti Miguelisti corrono oggi accanto a noi, sperando di incontrare altri giovani portatori di un messaggio di speranza.

Domenica 18 gennaio 2026 la Corsa di Miguel darà il via all’edizione più numerosa di sempre. Numeri alla mano, tra i ponti di Roma e fino allo Stadio Olimpico sfileranno oltre 15 mila persone. Il grosso dei partecipanti sarà impegnato nella 10 km, competitiva e non, ma anche la novità della 5 km ha fatto registrare numeri importanti. L’antirazzismo, come sempre, sarà l’humus da cui cresceranno i futuri Miguelisti.
Quella di quest’anno è un’edizione dedicata, in ogni gesto, parola e simbolo, a chi — insieme a Valerio Piccioni — ci ha fatto scoprire Miguel Sánchez. Le parole di Giorgio Lo Giudice le troverete incise sulla medaglia che vi verrà consegnata all’arrivo: parole di un uomo che ha dedicato un’intera vita allo sport, ai giovani e alla cultura dell’inclusione, formando generazioni sui campi di atletica e raccontando lo sport con passione e grande professionalità.

Domenica mattina serviranno partecipazione, educazione e rispetto da parte di tutti. Gli organizzatori hanno messo in campo tutta l’esperienza maturata in anni passati a far correre una generazione.
Da parte nostra, l’unico impegno è correre, rispettare le regole e fare ciò che serve per affrontare al meglio i 10 km che ci aspettano. Sì, non temete: li abbiamo misurati pochi giorni fa, saranno davvero 10 km. Anche se a Miguel poco sarebbe importato perdere magari 100 metri, perché per lui ciò che conta davvero è sapere che questa gara è:
“Per te che sai di freddo, di calore, di trionfi e di sconfitte, che no, non lo sono. Per te, atleta, che disprezzi la guerra e sogni la pace.”






