La corsa e la cucina: due passioni che si intrecciano nella vita di Carlo Caporicci.
La cucina è un atto d’amore, un’arte che richiede cura, pazienza e creatività. Chi ama cucinare non si limita a seguire una ricetta: sperimenta, assaggia, corregge, si lascia guidare dai profumi e dai colori. È un viaggio sensoriale dove ogni piatto racconta una storia, ogni ingrediente ha un ruolo, e ogni gesto è parte di un rituale che nutre non solo il corpo, ma anche l’anima.
Il running, allo stesso modo, è un atto di libertà, una sfida personale che si rinnova ogni giorno. Chi corre lo fa per sentirsi vivo, per ascoltare il proprio respiro, per superare i propri limiti. È una danza con il tempo e con lo spazio, dove ogni passo è una conquista, ogni chilometro è un dialogo con sé stessi.
Cucinare e correre: due mondi diversi, ma uniti dallo stesso spirito. E se il cuoco si alza presto per preparare il pane, il runner si sveglia all’alba per allenarsi. Entrambi scelgono la fatica come forma di gioia.
È in questo parallelismo che si inserisce la storia di Carlo Caporicci, imprenditore umbro, anima del ristorante San Pietro a Pettine e presidente onorario della Sagrantino Wine Trail, che ha fatto della passione e della tenacia i cardini della sua vita.

Dalla terra al mondo: il viaggio di un imprenditore
Nato e cresciuto a Trevi, su quello sperone roccioso che domina la valle del Clitunno, Carlo ha imparato presto a rispettare i ritmi della natura. L’Umbria, generosa di boschi e tartufaie, gli ha insegnato il valore del tempo e della pazienza. È da qui che partono i suoi tartufi, piccoli gioielli della terra, che hanno raggiunto cucine stellate da Roma a Parigi, da Londra a Mosca, fino agli Stati Uniti, al Medio Oriente e al Giappone.
Il suo ristorante, il San Pietro a Pettine, è molto più di un luogo dove sedersi a tavola: è un viaggio. Affacciati sulla terrazza con vista mozzafiato, gli ospiti vivono un’esperienza che mescola tradizione e innovazione, radici e futuro. Una filosofia che Carlo ha ereditato dai suoi genitori e che oggi porta avanti con visione imprenditoriale, senza mai dimenticare le origini.

Una famiglia, una tradizione
Nel cuore del ristorante lavora la nuova generazione. A capo della brigata c’è Alice Caporicci, la primogenita, che ha scelto di restare fedele alla sua terra, pur avendo la possibilità di collaborare con i più grandi chef del mondo. È lei che, insieme a un gruppo di giovani talenti umbri, porta avanti l’eredità di famiglia, trasformando i tartufi raccolti da suo padre in piatti che parlano di territorio e identità.
Il San Pietro a Pettine non è solo un ristorante: è un laboratorio di cultura gastronomica, un luogo in cui l’Umbria si racconta attraverso i sapori, i profumi e le mani di chi la vive ogni giorno.

Lo sport come filosofia di vita
Accanto all’imprenditore della ristorazione c’è l’uomo che non ha mai abbandonato la passione per lo sport. Carlo, atleta fin da giovane, ha sempre visto nell’attività fisica un veicolo di benessere e scoperta. Non sorprende, quindi, che abbia avuto un ruolo decisivo nella nascita della Sagrantino wine trail, oggi una delle gare naturalistiche più affascinanti del Centro Italia.
La corsa, come la cucina, per Carlo è disciplina e libertà, fatica e gioia. È comunità: un’occasione per unire le persone, esattamente come accade intorno a una tavola imbandita. Per questo la Sagrantino Running lo ha voluto presidente onorario, riconoscendogli un ruolo centrale nella diffusione dei valori dello sport e del territorio.

Un ambasciatore dell’Umbria
Carlo Caporicci è, a tutti gli effetti, un ambasciatore dell’Umbria. Nei suoi racconti si intrecciano natura, arte, buon cibo e sport, creando un mosaico che restituisce l’immagine autentica di una terra che continua a sorprendere.
Essere suoi ospiti al San Pietro a Pettine significa compiere un viaggio che inizia tra le mura di una tenuta storica e si apre al mondo. Un’esperienza che, come una corsa o un piatto ben riuscito, lascia un segno profondo e duraturo.
E chissà che dopo un pranzo in terrazza, guardando la valle, non venga voglia anche di allacciare le scarpe da running e scoprire quei sentieri che Carlo ama percorrere da sempre, tra boschi, vigneti e tartufaie.





