Caos Maratona di Roma facciamo chiarezza

Chi organizzerà la Maratona di Roma 2019 a questo punto è chiaro, la FIDAL. Ne parliamo con Roberto De Benedittis, uno dei più noti organizzatori di corse su strade della Capitale, nello staff della Maratona dal 1983 al 1990 compresi i Mondiali di Roma ’87.

Oggi coordinatore della Rome Half Marathon Via Pacis e ideatore della Roma Appia Run, oltre che presidente di una delle società di alto livello l’ACSI Italia Atletica vincitrice di 14 scudetti in campo femminile.

Roberto a che punto siamo con il bando Roma?

Dopo la sentenza del TAR che ha dato pienamente ragione al Comune penso che le procedure potranno essere accelerate e nel giro di qualche settimana ci sarà l’aggiudicazione. Poi bisognerà vedere se partiranno altri ricorsi

ll Tar del Lazio ha respinto il ricorso dell’Italia Marathon Club, perché?

Il TAR ha messo la parola fine ad una storia che era chiara fin dal 1994. La Maratona è nata su un protocollo d’intesa tra Comune e FIDAL, bando che vinse l’Italia Marathon Club per tre anni. Si sarebbe dovuti andare a bando ogni 3 anni oppure modificare le procedure. Cosa che non si è mai fatta in 25 anni. Il Comune ha esercitato un suo diritto, poi si può discutere sui modi e sui tempi.

Chi ha sbagliato per arrivare a non avere un organizzatore privato nel 2019?

Le procedure sono state avviate con tempi troppo stretti per l’edizione 2019. Sarebbe stato opportuno mandare a bando l’edizione 2020 in modo anche di rasserenare i rapporti con l’Italia Marathon Club che comunque rappresenta un’esperienza importante nel panorama organizzativo romano.

Come si potrà sbloccare queste situazione?

Credo che l’unica soluzione sia quella del coinvolgimento, almeno per l’edizione 2019, di tutte le realtà organizzative romane, ovviamente, chi ci vorrà star dentro. Ho però la sensazione di una generale sottovalutazione della complessità dell’evento. Procedure farraginose non si sposano con l’organizzazione di una Maratona e soprattutto in una condizione d’emergenza come questa. Se poi l’aggiudicatario, per suoi specifici interessi, vorrà dare un contributo all’edizione 2019, questo agevolerebbe certamente l’organizzazione.

Dal punto di vista di un organizzatore credi che questa situazione possa creare una fuga di capitali privati dall’evento?

Certamente per l’edizione 2019 sarà difficile recuperare risorse importanti, sia per i tempi, sia per il fatto che chi organizzerà avrà la disponibilità solo per un’edizione dell’evento, ed i grandi sponsor tendono a fare investimenti di alto livello triennali.

Tu sei anche presidente di una delle più importanti società della pista, c’è sempre la sensazione di una spaccatura tra il mondo della strada e quello istituzionale come ha certificato anche una recente lettera aperta del patron della Roma Ostia Luciano Duchi. Si riuscirà mai a sanare questa ferita?

Le gestione del calendario non è semplice, Le esigenze delle manifestazioni su strada si coniugano male con quelle delle manifestazioni istituzionali. Di sicuro si può e anzi si deve cercare di avvicinare questi due mondi che sembrano nettamente separati. Credo che non sia impossibile, basta armarsi di buona volontà e sviluppare un dialogo costruttivo. Non a caso le medaglie più prestigiose a Berlino sono venute dalla strada.

Uno dei nodi più importanti sembra sia quello della Runcard…

Le società della strada vedono la Run Card come un concorrente. In parte sarà anche vero, però dobbiamo superare questa visione. La Run Card nasce per i “solitari”, quelli a cui non piace l’aggregazione. Se vogliono fare attività da soli la facciano. Intanto le società debbono porsi il problema di un modello che deve essere inclusivo. Non credo che una persona per poche decine di euro rinunci a tutti i servizi che può dargli una struttura societaria. Cercano un altro modello di sport, e se non c’è la Fidal a darglielo, lo faranno altri.

La nostra atletica vive un momento di crisi, nonostante le medaglie di Berlino, si parla di rifondare il nostro sport.

Anche qui c’è bisogno di equilibrio. Gli Europei sono stati presentati forse con troppa enfasi, creando aspettative eccessive, ma la nostra atletica non è messa così male rispetto a quello che si scrive. Abbiamo dei buoni risultati a livello giovanile che da troppi anni non si trasformano in risultati di livello assoluto.

Ci dobbiamo interrogare se sbagliamo prima a mandarli troppo forte o dopo a non saper lavorare sull’alta prestazione. I soldi non mancano e andrebbero concentrati su pochi atleti come mi sembra ci si stia indirizzando. Qualcuno dovrebbe però avere il coraggio di dire che va rivisto il modello del nostro sport a partire dalla base.

L’impiantistica andrebbe collegata alle società, dove succede (vedi Rieti, Vicenza, Bergamo), si strutturano realtà solide ed in grado di produrre numeri e qualità. Le società, più sono grandi più attraggono investimenti, se continuiamo nel frazionamento, affidandoci esclusivamente al volontariato, difficilmente faremo passi avanti. Il discorso sarebbe molto lungo e ci vorrebbe una visione di almeno 10 anni puntando direttamente alle Olimpiadi del 2028, lavorando sodo per il 2020 e 2024 ma senza fasciarsi la testa se non ci saranno risultati di livello. Abbiamo diversi atleti anche oltre la lista dell’A.E.C. (Atletica Elité Club), che possono ben figurare sia a Tokyo che Parigi.

 

Marco Raffaelli

 

Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso