sabato, Maggio 2, 2026
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Allenato e rintronato

Mentre faccio le ripetute, che siano in strada o in vasca, mi dimentico quante ne ho fatte.

Di certo è una difesa della memoria, un bug della mente, ma sta di fatto – che si tratti di serie da 10-12 da 400 metri in pista o anche solo di una da 4×200 m in vasca corta – io perdo il conto di quante ne ho fatte.

E non sia mai che ne abbia contate, per sbaglio, meno di quante ne dovrei fare. Tutt’altro!
L’effetto distorto della “memoria a breve termine”, tipo Dory del film Alla Ricerca di Nemo, è che ne ho fatte SICURAMENTE meno del dovuto.

Ma a me bastano e avanzano. Al coach, no!

Di conseguenza, il cronometro con i suoi lap, il Garmin con la conta delle vasche, riportano tutto il calcolo in linea con il lavoro del giorno.

Questa anomalia spazio-temporale, per assurdo, mi succede anche in gara. In alcune maratone, alla fine, mi sono convinto che la Regina delle gare – non si sa perché – fosse lunga solo quella volta: 41 km e 195 metri.

Convinto di ciò, ho sempre valutato la fatica nello sport per quello che è:
uno strumento per arrivare dove altrimenti non saresti mai andato. Sempre.

Solo che oggi la uso, più rintronato, ma convinto che Dory, alla fine, non avesse tutti i torti nel dire: “Zitto e corri, corri e corri” che ci insegna che nella vita non è concesso arrendersi, anche se i conti dei giri alla fine non tornano mai o quasi.