giovedì, Giugno 25, 2026
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Spencer West, il Kilimangiaro scalato sulle mani: «La resilienza? Non è una scelta»

Ci sono imprese che sembrano nascere da una sfida sportiva e altre che diventano, strada facendo, una riflessione sul significato stesso del cammino.

Quella di Spencer West appartiene alla seconda categoria.

Nato con una rara malformazione congenita, l’agenesia sacrale, a cinque anni ha subito l’amputazione di entrambe le gambe. I medici avevano prospettato ai suoi genitori un futuro fatto di limiti: forse non sarebbe nemmeno riuscito a stare seduto autonomamente. La realtà è andata in tutt’altra direzione.

Da bambino Spencer ha imparato a muoversi sulle mani. Quando serviva usava la sedia a rotelle, altre volte lo skateboard, come qualsiasi altro ragazzino del quartiere. Ha studiato comunicazione all’università, ha trovato lavoro, ma sentiva che mancava qualcosa. Cercava uno scopo più grande.

La svolta arriva nel 2008 durante un viaggio di volontariato in Kenya. Lì comprende che raccontare la propria esperienza può diventare uno strumento per ispirare gli altri. Inizia così un’intensa attività come speaker motivazionale, viaggiando in tutto il mondo. Eppure dentro di sé continua a pensare che il cambiamento che invita gli altri a cercare, deve essere disposto a viverlo in prima persona.

L’occasione arriva tre anni dopo, quando gli viene proposta un’idea che inizialmente definisce “folle”: scalare il Kilimangiaro, quasi 6.000 metri di altitudine.

Dopo i primi dubbi decide di provarci davvero.

Per un anno si allena con un personal trainer, coinvolge medici, esperti di montagna e due amici fidati, Alex e David. La spedizione diventa anche una raccolta fondi per garantire l’accesso all’acqua potabile nell’Africa orientale.

Nel giugno del 2012 il gruppo parte per la Tanzania.

Il piano iniziale prevedeva di alternare la sedia a rotelle al cammino sulle mani. Ma già il primo giorno il terreno rende inutilizzabile la carrozzina. Spencer percorre così quasi tutta la tappa appoggiandosi direttamente sulle mani, protette soltanto da guanti imbottiti mentre polvere e pietre consumano ogni appoggio.

Nei giorni successivi il gruppo trova nuove soluzioni. Nei tratti più impegnativi alcuni portatori trasportano la sua sedia, mentre dove il terreno lo consente Spencer torna a muoversi con la forza delle braccia, attraversando il deserto alpino e quello lunare del Kilimangiaro.

L’altitudine mette alla prova tutti. I compagni accusano nausea e vomito, mentre lui, scherzando, attribuisce il proprio stato di forma… alla statura ridotta.

L’ultimo giorno è il più difficile. Neve, ghiaccio, vento e quasi seimila metri di quota rendono impossibile affrontare il primo tratto sulle mani. Un portatore lo lega alla schiena e lo trasporta fino a un punto più sicuro. Da lì riprende a salire con le proprie forze.

Quando raggiunge Uhuru Peak, a 5.895 metri, il sole sta sorgendo sopra l’Africa.

L’abbraccio con i compagni arriva insieme alle lacrime. Durante la spedizione ha consumato quattro paia di guanti. In vetta brinda con il vino fatto in casa dai nonni e osserva la curvatura della Terra.

Quella montagna, però, gli lascia soprattutto un’altra consapevolezza.

«Ho imparato quanto sia importante chiedere aiuto», racconta. Un insegnamento che diventerà il filo conduttore della sua vita professionale, proseguita come conferenziere, autore e creatore di contenuti dedicati anche ai temi della disabilità e dell’inclusione.

Oggi Spencer West ha 45 anni e non pensa che il suo corpo possa affrontare una seconda volta un’impresa simile. Ma continua a raccontare quella salita nelle scuole, nelle aziende e nei suoi libri, convinto che ogni persona abbia la possibilità di superare la montagna che si trova davanti.

La domanda che gli viene rivolta più spesso è sempre la stessa: dove nasce una resilienza così straordinaria?

La sua risposta è semplice, quasi disarmante.

«Non ho altra scelta. O sono resiliente, oppure non posso vivere la vita che desidero.»

Parole che ricordano come il coraggio, spesso, non sia fare qualcosa di eccezionale. Ma continuare a muoversi, un passo – o una mano – alla volta.

Oggi Spencer West è un rinomato oratore motivazionale (motivational speaker), autore di best-seller e attivista per i diritti delle persone con disabilità