Da dieci anni raccontiamo storie di corsa. Lo facciamo perché dentro ogni passo c’è qualcosa che vale la pena mettere nero su bianco.
Parliamo di donne e di uomini che hanno deciso di fare ordine nel caos della propria esistenza, di chi ha imparato a riconoscere i propri limiti e ne ha fatto una forza. Raccontiamo gli eventi, le gare, le squadre, i traguardi e gli allenamenti estenuanti — ma soprattutto raccontiamo la voglia di prendersi cura di sé attraverso la fatica.
Ci sono quelli che trovano nella corsa un rito rassicurante, come quel primo passo sotto casa al mattino. E ci sono quelli che la vivono in modo tormentato, tra successi incantevoli e fallimenti clamorosi, con la certezza assoluta — in ogni caso — di aver dato tutto.
Il nostro rapporto con la corsa è un dialogo intimo. Dentro ci mettiamo i silenzi più oscuri, i segreti, le paure, le frustrazioni. Cose che solo lo sport riesce a portare in superficie.
Per questo non smettiamo di cercare quelle storie: nell’intervista al più veloce in gara come in quella di chi resta ai margini ma senza il quale la gara non potrebbe nemmeno svolgersi. In ognuna si percepisce un movimento interiore preciso, reale, riconoscibile.
Qualunque cosa tu faccia — in acqua, su strada, su qualsiasi percorso — e chiunque sia il tuo avversario, in nessun altro contesto sei così autenticamente te stesso. Ecco di cosa parliamo quando parliamo di corsa.





