Le Major diventano otto. E presto potrebbero essere nove. Ma dove ci porterà questa corsa? Le chiamavano Six Majors. Sembravano un traguardo definitivo, quasi un punto d’arrivo per chi sogna di attraversare il mondo correndo 42 chilometri alla volta.
Poi sono diventate sette.
Adesso diventano otto.
E all’orizzonte c’è già la nona.
A questo punto viene spontaneo chiedersi: dove si fermerà questa espansione? A nove? A dieci? Oppure continuerà finché ci saranno città pronte a entrare nel club più esclusivo della maratona mondiale?
La notizia è ufficiale: la Sanlam Cape Town Marathon entrerà negli Abbott World Marathon Majors dal 2027, diventando il primo Major africano della storia. Un passaggio simbolico e culturale importante che allarga ulteriormente i confini geografici della corsa partecipata.
Dopo l’ingresso di Sydney, arriva dunque Città del Capo. E Shanghai è già in attesa dell’ultima valutazione che potrebbe spalancarle le porte della serie, trasformando le attuali otto stelle in nove.
Dietro questi annunci c’è molto più di una semplice operazione sportiva.

C’è la fotografia di un movimento che continua a crescere e a cercare nuovi orizzonti. Perché la corsa, soprattutto quella amatoriale, non è più soltanto una questione di cronometro. È diventata esperienza, viaggio, scoperta, appartenenza.
Le Major rappresentano perfettamente questa trasformazione.
Da una parte c’è l’aspetto emozionale: il desiderio di conoscere il mondo correndo, di attraversare città e continenti con le proprie gambe, di mettere alla prova il proprio carattere oltre che la propria preparazione atletica.
Dall’altra c’è inevitabilmente il mercato.
Le stelle da collezionare aumentano, le destinazioni si moltiplicano, i viaggi si allungano. Un meccanismo che ricorda un po’ quelle liste della spesa che sembrano finite e invece si arricchiscono continuamente di nuove voci. Entri per comprare una cosa e ti ritrovi con il carrello pieno.

Succede anche ai runner.
Completi una Major e già pensi alla successiva. Poi arriva una nuova città, una nuova medaglia, un nuovo obiettivo da aggiungere al calendario dei sogni.
Non c’è necessariamente qualcosa di sbagliato in tutto questo.
Anzi, forse racconta meglio di qualsiasi statistica lo spirito del runner contemporaneo: la voglia di partecipare, di muoversi, di viaggiare, di confrontarsi con culture diverse attraverso il linguaggio universale della corsa.
Per questo vale la pena osservare il fenomeno senza pregiudizi.
Capire cosa muove il mercato significa anche capire cosa muove le persone. E nella corsa, più che in molti altri sport, le due cose spesso finiscono per intrecciarsi.
Città del Capo entra nella storia come primo Major africano.
Shanghai osserva da vicino.
E mentre le stelle aumentano, la vera domanda resta la stessa: stiamo assistendo a una semplice espansione di un brand oppure alla naturale evoluzione di una comunità globale che vuole continuare a correre sempre più lontano?






