mercoledì, Aprile 29, 2026
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Ditemi che non sarà così

Cara Generazione Z,

ditemi che non sarà così. Che non scimmiotterete i Millennials, che non sarete protagonisti di un upgrade della mancanza di contestualizzazione ma che, piuttosto, tenterete uno scatto di reni che somigli ad un turning point.
Non avendo più come punti di riferimento saldi  i nati negli anni ’70, troppo impegnati a scrollare i video di Tik Tok,  e nemmeno quelli negli anni ’80, che rincorrono il proprio ego fino al prossimo tag,  non vi resterà che reinventare un modo di stare al mondo, ma soprattutto di essere genitori. La genitorialità oggi è un grande problema e in gioco ci sono bazzecole come la decerebrazione, l’incapacità di emozionarsi o divertirsi senza additivi, le dipendenze, la perdita di facoltà ancor più centrali come pensare e parlare.
Non ci resta che sperare nei nati dopo il 2000, nativi digitali, certamente, ma che forse proprio per questo, dopo una giovinezza iperconnessa, potrebbero riservare sorprese interessanti raggiungendo la maggiore età e, con essa, la genitorialità.
Io ieri ho preso un traghetto e ho visto una scena assai difficile da mandar giù: una mamma distinta, misurata nei gesti e nelle parole, potremmo dire un esemplare tipico della middle class, tenere suo figlio attaccato al seno per allattarlo ( sebbene avesse ben più di un anno ma non è questo il focus ) e, nello stesso momento, sostenere il cellulare per far vedere al bimbo un video probabilmente allo scopo di tenerlo buono, nell’atto del nutrirlo col proprio latte ( e con le proprie malefatte ). Quando la poppata è finita, ha messo via il telefono, in un gesto evidentemente troppo ottimista e coraggioso, tanto che l’infante è scoppiato immediatamente in un pianto dirotto.
Non so se entrambi fossero habituée di quella tratta ma nessuno di loro guardava il mare, il cielo, l’isola che si allontanava, la terraferma in avvicinamento, il panorama circostante, gli uccelli, i rumori, gli odori, i movimenti. Tutto era contenimento, sopravvivenza connessa, malessere. Anche durante l’atto più naturale e significativo del mondo.
Crescere un figlio a latte e cellulare, significa fargli capire che non potrà mai essere libero, significa destinarlo ad un futuro in cui oggi c’è la dipendenza dal cellulare che a sua volta provocherà stanchezza e noia che poi lo porteranno a cercare, per esistere, tutti gli altri tipi di dipendenze. E’ come se dentro al latte ci fosse una sostanza che gli provocherà pensieri del tipo “da solo non vali niente”, “senza un telefono sei un fallito”, ” non devi bastare a te stesso”, “non puoi non solo divertirti senza un additivo ma nemmeno esistere”.
Complimenti.
E torno quindi al mio appello verso la Generazione Z. Ditemi che non sarà così ,ditemi che un po’ di sale in zucca, dopo questa sbornia collettiva, vi rimarrà e che sarete in grado di nutrire  in modo meno distruttivo i vostri figli, non più latte e veleno, ma un’azione alla volta, alla ricerca di un benessere ritrovato, di una vita lenta con un cervello che sa funzionare, che sa pensare e che provocherà conversazioni anche loro nutrienti.
Nella certezza che da soli si può star bene ma che insieme è anche meglio e che dal confronto, dalla solidarietà, o anche da un semplice stare insieme divertito e quattro risate in compagnia, si possa superare il vuoto esistenziale che ha attanagliato il vostro venire al mondo. Siate migliori dei vostri genitori. E dei vostri nonni. Non sembra un’avventura impensabile, allo stato attuale delle cose.
Anzi, sembra l’unica uscita possibile da questo terrificante stato delle cose. Ditemi, di nuovo, che non sarà così, che sarete diversi, che sarà tutto diverso da quest’Italia del 2026.
Elvio Calderoni
Ho vissuto senza sport per i miei primi 40 anni. Adesso diciamo che sto recuperando, dato che ho un sacco di muscoli e fiato ancora nel cellophane. Cultore della parola detta e scritta, malato di cinema, di musica, di storie. Correnti, già corse e da correre.