In questo giorno di digiuno e astinenza dalle carni condivido la riflessione sul fatto che sono passati 10 anni da quando ho smesso di mangiare carne.
Era gennaio 2016 e, nella mia vita da atleta amatoriale, non è cambiato quasi nulla. O forse sì: mi sento meglio, più leggero, con un intestino mai infiammato. Ma soprattutto è rimasto intatto il motivo di quella scelta.
Dopo 45 anni di animali nel piatto, mi ero stancato. Volevo capire se si potesse stare bene mangiando altro. Togli la carne e, quasi senza accorgertene, mangi più verdura, più legumi, più cose semplici. È stato un gesto di ribellione verso un’industria che impone, inquina e spesso dimentica il rispetto per il pianeta e per gli animali.
Poi certo, arriva il teatro sociale: al ristorante paghi un burger di ceci come un filetto danese e gli amici partono con il solito interrogatorio:
“Ma davvero non la mangi?”
“E con lo sport come fai?”
“Neanche il prosciutto?”
La verità è semplice: se nel running sei una mezza sega, lo resti sia con la bistecca sia con i superfood delle Ande. Lo sport resta la medicina migliore per qualsiasi dieta: muoversi di più, mangiare meglio e assumere tutti i macronutrienti. Il resto sono solo abitudini.
Per me non mangiare carne è stata una scelta etica e salutistica: meno impatto, più consapevolezza, muscoli più reattivi e testa più libera.
E se l’agnello a Pasqua è un simbolo che unisce la tradizione ebraica e cristiana, rappresentando il sacrificio, la purezza e la liberazione, questa volta provate voi a sentirvi liberi di non uccidere un animale…
Alla nostra salute, amici miei e anche degli agnelli





