martedì, Aprile 21, 2026
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Sulla strada (Stay hungry, Stay foolish)

“Siate affamati, siate folli”. Molti di voi ricorderanno – o ne avranno sicuramente sentito parlare – del discorso che Steve Jobs pronunciò nel 2005 ai neolaureati dell’Università di Stanford. In quell’occasionel’indimenticato genio co-fondatore della Apple delineò tre fondamentali momenti della sua storia personale: l’abbandono del college, la nascita della Apple e il tumore al pancreas appena scoperto (che alla fine ebbe la meglio).

Quello che pochi ricordano è l’immagine finale della sua presentazione.

Vi è rappresentata una strada di campagna al mattino. Era la quarta di copertina di una rivista che si chiamava “The Whole Earth Catalog”, una sorta di Google cartacea ante litteram.

La strada – e noi lo sappiamo piuttosto bene è una costante dei discorsi motivazionali; una metafora di un percorso che inizia (la mattina) e finisce, laggiù, dove l’immagine è sfocata. Probabilmente dopo che il sole è calato.

La strada implica il “mettersi in viaggio”. Forse non si sa esattamente per “dove” ma, intanto, è un inizio, laddove l’azione prevale sulle certezze che un percorso (che potrebbe essere del tutto ipotetico) non può di certo disvelare.

Noi lo sappiamo bene. Si inizia e, poi, da qualche parte si arriva. La strada che percorriamo correndo è caratterizzata da alcune evidenti certezze che però sono legate al momento contingente. Si parte e si arriva. Ma, poi, si riparte. Non c’è maratoneta sulla faccia di questa terra che, dopo la gara andata male (rispetto alle aspettative), non si sia detto: “Questa è l’ultima volta!”, salvo poi iscriversi subito alla successiva…

Sembra una coazione a ripetere ma, ad ogni frammento di strada percorsa, ogni cosa potrebbe essere diversa. La strada – iniziare e finire – è una lezione universale, di quel percorso esistenziale nel quale – finché dio vorrà – cerchiamo di restare in movimento, di andare “da qualche parte”, anche se non sempre sappiamo esattamente dove si va a finire. E il bello potrebbe essere proprio questo. Un fattore indeterminato che ci spinge innanzi, piuttosto che farci restare in attesa, come in un contemporaneo Deserto dei Tartari. Andare incontro al destino, in calzoncini e canotta, invece di farci sorprendere stanchi e grigi a rimembrare i tempi andati. Se le gambe e la memoria continueranno ad assisterci.

“Siate affamati, siate folli”. Beh, credo che i podisti lo siano. Affamati e folli, su questa strada.

Non c’era posto dove andare se non dappertutto,
non c’era altro da fare che vagare sotto le stelle.

Perché ci sono troppe cose che mi piacciono e mi confondo e mi perdo a correre da una stella cadente all’altra, fino allo sfinimento.

Basta seguire la strada e prima o poi si fa il giro del mondo.
Non può finire in nessun altro posto, no?

La strada è vita.

[Riferimento (cross)culturale: inevitabile il contrappasso di una vita legata all’attimo fugace: J. Kerouac, Sulla strada (On the Road), ed. orig., 1951); a-ha, Stay on These Roads (Extended Ultrasound Mix), 1988].

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.