martedì, Aprile 21, 2026

Istruzioni

Qui trovate la prima parte di questo racconto 

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Davanti a lei, venti reclute ansimavano vistosamente, i volti arrossati e i polmoni in fiamme dopo una sessione di corsa intensiva.

«La resistenza non è quanto riuscite a spingere in un minuto di gloria,» esordì Elara, la voce ferma nonostante il vento gelido che sferzava i volti. «È quanto riuscite a sopportare quando ogni singola cellula vi urla di fermarvi. Nella vita civile, è la forza di finire un progetto quando siete esausti; in guerra, è ciò che separa un sopravvissuto da un ricordo.»

Le reclute la fissavano. Elara chiuse gli occhi per un secondo. Il rumore dei loro respiri affannosi si trasformò nel sibilo dei motori a propulsione del trasporto truppe 12-B.

«Respira col diaframma, Elara. Se respiri col petto, sei già morta,» le aveva sussurrato Kael, il suo sergente, mentre strisciavano nel fango acido della trincea. «Il ritmo è lunica cosa che possiedi davvero quando perdi tutto il resto.»

«Il trucco è la compartimentazione,» continuò Elara, riaprendo gli occhi. «Dovete convincere la mente che il dolore è solo un rumore di fondo. Come la radio in una stanza accanto. Dopo un po non ci fate più caso.»

Unaltra immagine la colpì: la ritirata attraverso le paludi salmastre.

«Non guardare la fine della strada,» le aveva detto Jace, sostenendola mentre una scheggia le lacerava il fianco. «Guarda solo i prossimi dieci metri. Conquista quei dieci metri, poi pensa ai successivi. La guerra è solo una lunga serie di dieci metri percorsi bene. Sei una “Tigre bianca”, non lo scordare.»

«Se imparate a gestire il vostro motore biologico qui,» disse indicando il campo, «potrete gestire qualsiasi crisi fuori da queste mura. Lo sport di resistenza vi insegna a dialogare con il vuoto.»

Una recluta, osando rompere il silenzio, chiese: «Ma come facciamo quando il corpo cede davvero? Quando non cè più nulla nel serbatoio?»

Elara accennò un sorriso amaro. «Cè sempre qualcosa nel serbatoio. È solo che la vostra mente è programmata per proteggervi e vi mente. Dovete imparare a ignorare i sensori.»

Si alzò dalla panca di metallo. I suoi movimenti erano fluidi, quasi troppo perfetti. «Venite, vi mostro cosa significa non fermarsi.»

Iniziò a correre intorno alla pista, aumentando il ritmo a ogni giro. Le reclute cercarono di starle dietro, ma dopo dieci minuti erano tutte distanziate. Elara sembrava non sudare, il suo passo era un metronomo dacciaio che batteva sul sintetico. Accelerò ancora, raggiungendo una velocità che avrebbe fatto impallidire un centometrista olimpico, mantenendola per chilometri.

Quando finalmente si fermò, non aveva nemmeno il fiato corto. Si avvicinò alla recluta che aveva parlato e le posò una mano sulla spalla.

«Il segreto, soldato, è che a volte per vincere la resistenza umana… bisogna smettere di essere solo umani.»

Sapevano delle sue gambe artificiali. Ma Elara, con un gesto rapido, sollevò il lembo della manica sinistra della sua tuta termica. Sotto la pelle sintetica che imitava perfettamente i pori e i peli, si intravedeva una placca di ricarica a induzione e un piccolo display OLED che pulsava di una luce blu elettrico.

«Il mio cuore biologico ha smesso di battere, lassù nel Settore 4, quando le schegge della granata hanno tranciato le mie gambe e trafitto anche il torace», disse con estrema calma. «Quello che sentite ora è il ronzio di un rotore a levitazione magnetica alimentato a celle didrogeno. La resistenza è una virtù dello spirito, ma un buon impianto cardio-polmonare di Classe S aiuta decisamente a non sentire la fatica.»

Le reclute rimasero immobili, guardando non più unatleta, ma il capolavoro della biomeccanica bellica che camminava tra loro. La lezione, però, era ancora del tutto umana.

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.