Quando si aprirono le candidature per entrare in Team26, il programma volontari dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, l’organizzazione si preparava a una risposta importante. Non, forse, a oltre 100.000 domande per 18.000 posti disponibili.
Quel numero racconta più di una selezione: racconta un bisogno diffuso di partecipazione, il desiderio di esserci, di contribuire. Perché dietro ogni grande evento sportivo non ci sono soltanto atleti, dirigenti e sponsor. Ci sono migliaia di persone che scelgono di mettere tempo, competenze ed energia al servizio degli altri.
A Milano Cortina 2026, quei 18.000 volontari saranno il volto dell’accoglienza italiana. Coordineranno flussi, assisteranno delegazioni, supporteranno atleti e spettatori. Saranno presenza discreta ma decisiva. Il cuore operativo e umano di un evento globale.
Eppure, per capire davvero cosa significhi essere volontari nello sport, non serve attendere le Olimpiadi. Basta presentarsi alla partenza di una gara podistica qualsiasi, in una domenica qualunque.
La gara che non si vede
È ancora presto quando i primi volontari arrivano. L’aria è fresca, le strade semivuote. Mentre i runner devono ancora infilare le scarpe, loro sono già al lavoro.
C’è chi sistema le transenne. Chi prepara i pacchi gara. Chi controlla elenchi e pettorali. Chi organizza il deposito borse, catalogando zaini e giacche con metodo quasi militare. La gara, in fondo, comincia molto prima dello sparo.
Quando i partecipanti iniziano ad affollare l’area di partenza, i volontari sono i primi volti che incontrano. Danno indicazioni, rispondono a domande, sciolgono tensioni. Conoscono il percorso, le criticità, i tempi. Sono il punto di riferimento in mezzo all’emozione collettiva.
Poi la corsa parte.
Lungo il tracciato, li ritrovi a ogni snodo strategico. Agli incroci, dove il traffico deve fermarsi. Ai ristori, dove una bottiglietta d’acqua consegnata con il sorriso può cambiare la percezione della fatica. Nei tratti più isolati, dove una parola di incoraggiamento vale più di un cronometro.
Non sono lì per caso. Hanno ricevuto indicazioni precise. Collaborano con forze dell’ordine e personale sanitario. Sanno quando intervenire, quando segnalare un problema, quando chiamare i soccorsi. La sicurezza dell’evento passa anche — e soprattutto — da loro.

Senza volontari, una gara sarebbe una strada senza semafori: disordinata, pericolosa, ingestibile.
L’abbraccio che resta. All’arrivo, quando le gambe cedono e il fiato si spezza, c’è sempre qualcuno che aspetta. Un volontario con una medaglia tra le mani. Un sorriso largo.
Una parola semplice: “Bravissimo”.
In quel momento non è solo un addetto all’organizzazione. È il primo testimone della tua fatica. È l’abbraccio che scioglie la tensione accumulata chilometro dopo chilometro.
Forse, con il tempo, dimenticherai il suo volto. Ma difficilmente dimenticherai quella sensazione.
Molti di loro sono runner o ex runner. Sanno cosa significhi affrontare un tratto in salita quando le energie sembrano finite. Sanno quanto possa pesare un silenzio o, al contrario, quanto possa aiutare una voce che incita. Nei loro occhi si riconosce la stessa luce di chi corre.
L’anima silenziosa dello sport
Che si tratti di un grande evento internazionale come Milano Cortina 2026 o della 10 chilometri del quartiere, la sostanza non cambia. Il volontario è la struttura invisibile che regge l’intero impianto organizzativo.
Garantisce sicurezza. Rende sostenibili i costi. Costruisce comunità. Trasforma una competizione in un’esperienza condivisa.
Una gara non è soltanto una linea di partenza, un pettorale appuntato alla maglia o una medaglia da appendere al muro. È un intreccio di impegno, coordinamento, passione e dedizione.
E dentro quell’intreccio, spesso senza che ce ne accorgiamo, ci sono loro. La prossima volta che incrocerete un volontario lungo il percorso, fermatevi un istante. Anche solo con lo sguardo.
Perché la vostra corsa, in realtà, è iniziata grazie al loro lavoro.





