martedì, Aprile 21, 2026
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Corse brevi/Corse lunghe (Pandoro/Panettone)

Complice il clima natalizio, provo ad azzardare un parallelo all’insegna dell’ardimento intellettuale più spiccato. Mi è venuto in mente – a causa di un calice di prosecco di troppo – un rapporto tra le gare (brevi e lunghe), ed il tradizionale dolce natalizio (pandoro e panettone).

Le gare brevi le vedo molto simili al pandoro, un dolce soffice, leggero, senza troppe complicazioni. Un dolce “femminile”, attento alla linea che si sposa alla perfezione con il the del pomeriggio con le amiche. Un dolce “riposante” che ci si può permettere anche dopo la “botta” del trionfo della lasagna (ragù e mozzarella), preceduta da una falange di antipasti variamente configurati.

Le gare brevi assomigliano al pandoro. Non creano troppi patemi e possono essere disputate in quasi tutte le condizioni personali o climatiche tanto, in un lasso di tempo contenuto, siamo già sotto la doccia.

Il panettone, al contrario, è un dolce “maschile”, greve e pesante, pieno di ingredienti, anche in parziale conflitto tra loro, tant’è che ne troviamo versioni di ogni foggia e “colore”. Un dolce molto impegnativo che richiede il coraggio dello sminatore. Dopo quello che si è ingurgitato (ops… degustato) durante il lungo pranzo è una granata da maneggiare con la massima attenzione. Ma, al rischio, difficilmente – specie in età matura – si può resistere (non si sa quando ricapita) e siamo pronti a sfidare l’ignoto con una fetta che, da sola, vale in termini calorici quanto un risotto alla milanese.

Le gare lunghe sono della stessa pasta. Piene di ingredienti, rischiose, non destinate ad animi delicati ma solo a coloro che decidono di sfidare l’ignoto che il lungo tragitto sulla strada può presentare ad ogni angolo. Insomma, il panettone è la complessità mentre il pandoro è la tranquillità della prevedibilità. Ma, come abbiamo scritto molte volte, tutto è relativo e potremmo avere l’ardire di terminare il pranzo con il pandoro con la farina di grilli o, al contrario, con il panettone al sapore di “pandoro”.

Quello che è certo è che le stramberie, quanto a soluzioni culinarie, si riversano sul panettone proprio per la sua caratteristica di “pesantezza”. Per fornirvi un chiaro esempio è sufficiente che diate una rapida occhiata al Panettone Rosone, di Nicola Giotti. Eccovi la descrizione: sulla superficie, una frolla alle mandorle finemente lavorata riproduce il rosone della Cattedrale di Giovinazzo (Bari) che si poggia su un impasto, all’olio EVO cultivar Oliarola, il cui impasto comprende anche amarene, gelé di ciliegie Ferrovia di Turi, mandorle, vin cotto di fichi e scorza d’arancia.

Smaltito l’effetto alcoolico, mi sovviene che ci sono anche quelli a cui piacciono, a seconda del momento, sia il pandoro che il panettone, sicché nulla può escludere, a priori, che la partecipazione a gare brevi od a gare lunghe non possa convivere, senza troppi contraccolpi e, forse, in una accorta sinergia.

Con i complimenti di Salomone, è l’occasione di fare a tutti i miei auguri per il prossimo anno podistico. Qualunque gara sia, andrà benissimo.

 

[P.S.: per non farmi mancare un regalo per il nuovo anno, mi sono appena iscritto alla “6 Ore di Roma”…]

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.