È di questi giorni la notizia che alcuni runner della Maratona di New York stanno mettendo in vendita la loro medaglia online. Nulla di nuovo, a dire il vero: negli Stati Uniti è una prassi consolidata, se ne discuteva già su Reddit nel 2015.
C’è chi non lega il proprio risultato a quel pendaglio colorato, chi non sente il bisogno di custodirlo come prova della fatica o della gloria. E allora viene naturale chiedersi: che fine hanno fatto le medaglie che abbiamo conquistato negli anni?
Quelle delle gare finite senza infamia e senza gloria, dei percorsi ripetuti, delle amicizie e delle fatiche che si confondono in un archivio di ricordi indistinti. Le medaglie appese in un angolo di casa, che con il tempo si sono accumulate fino a perdere significato, come pagine di un diario che non si ha più voglia di rileggere.
Nei giorni scorsi ho fatto ordine tra le cose utili e quelle dimenticate. In fondo a una scatola, ho ritrovato un mucchio di medaglie di cui avevo smarrito persino la stagione. Le ho guardate a lungo, chiedendomi: una medaglia, cosa può diventare?
Quante ne giacciono anche nei vostri cassetti? Possibile che nessuno abbia mai pensato di dar loro una nuova vita, un nuovo senso? E se le medaglie fossero realizzate in materiale riciclabile? O, ancora meglio, se gli organizzatori decidessero di raccoglierle a ogni nuova edizione, per riutilizzarle, riciclarle, rimetterle in circolo?

Un piccolo gesto di sostenibilità sportiva: tu non la butti, loro la trasformano. Un ciclo che premia tutti.
Lo so, lo so: “le medaglie non si toccano”. È quasi un mantra. Ma siamo sicuri che valga sempre? Ci sono corse da incorniciare, e altre da dimenticare — e non sempre la differenza la fa il chilometraggio o il tempo segnato sul cronometro.
Perché dovrei tenere per forza la medaglia di una gara di 30 chilometri, come se fosse un dogma sportivo? E quel quintale di patacche appese nel disimpegno vale davvero meno di quelle che sfoggiamo in salotto solo perché raccontano di distanze più lunghe o di tempi migliori?
Alcune medaglie pesano meno, ma significano di più. Raccontano piccoli traguardi personali, momenti di resilienza, o semplicemente la gioia di esserci stati. E forse è proprio questo il valore autentico dello sport: non chiuderlo in un recinto di metri e secondi, né definirlo solo dal podio o dal colore di una medaglia.
Chi corre — chiunque corra — ha il diritto di decidere il valore della propria fatica. Di misurarla con parametri più intimi: la costanza, il coraggio, la voglia di riprovarci. Solo così possiamo davvero fare tesoro di ogni errore, passo falso o incertezza lungo il percorso.
Vale per lo sport, ma anche per la vita. Perché nelle fatiche di ogni giorno, quelle che nessuno celebra, non ci sono medaglie.
Ci vediamo al prossimo traguardo.





