martedì, Giugno 2, 2026
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Maratona di Berlino, dove la corsa diventa lezione di vita

Tommaso Empler all'arrivo della Maratona di Berlino 2025

Reportage dalla Maratona di Berlino raccontata da un maratoneta amatoriale

Berlino, settembre 2025. Il sole illumina i viali ampi della città, mentre un caldo estivo accompagna i passi di migliaia di corridori. Speranze, sogni e timori riempiono l’aria, proprio come le tre strisce sull’asfalto segnano i 42,195 km della maratona più veloce del mondo.

C’è chi corre per battere il tempo, chi per conquistare la gloria, e chi semplicemente per esserci. Tra loro c’è Tommaso, maratoneta amatoriale, che ha trasformato la corsa in uno spazio di benessere e condivisione.

«La corsa non è solo per campioni e fenomeni» racconta.
«È anche per i giovani che cercano un senso di appartenenza, un modo per mettersi alla prova, un’esperienza di inclusione e benessere psico-fisico».

Per lui, ogni passo è una lezione. Come quelle che impartisce dalla sua cattedra universitaria.

«La corsa dà molto più di quanto sembri: insegna che con costanza e determinazione si superano ostacoli che sembrano insormontabili. Che corpo e mente possono adattarsi a qualsiasi sfida, se solo diamo loro tempo. Non è solo prestazione, ma condivisione, legami, emozioni».

Questa volta, però, il traguardo ha avuto un sapore diverso. Negli ultimi sei chilometri, i crampi lo hanno costretto a camminare. Non la corsa leggera e sorridente che spesso si celebra in foto.

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Papà Tommaso e sua figlia Martina al traguardo di Firenze

«Ho scelto un’immagine diversa. Perché per me ha un significato profondo: ricordare che, nonostante tutto, siamo dei privilegiati».

Privilegiati, sì, anche nella fatica.

«Avrei potuto ritirarmi, ma ho deciso di andare fino in fondo. In quei chilometri duri ho pensato a tre amici e colleghi scomparsi prematuramente quest’estate. Persone che non hanno mai potuto correre una maratona e non avranno più l’occasione di farlo».

Il traguardo, allora, diventa qualcosa di più di una linea bianca sull’asfalto: diventa un carpe diem.

«Partecipare a un evento sportivo è già di per sé un dono. Dovremmo sempre sorridere, anche quando tagliamo il traguardo stremati, delusi o camminando. Perché ogni volta, ogni giorno, è un’occasione da vivere fino in fondo».

Berlino applaude. I runner tagliano il traguardo: qualcuno ride, altri piangono.
Tommaso ci lascia la sua riflessione: la maratona non è solo un gesto atletico, ma un atto di gratitudine verso la vita.