Reportage dalla Maratona di Berlino raccontata da un maratoneta amatoriale
Berlino, settembre 2025. Il sole illumina i viali ampi della città, mentre un caldo estivo accompagna i passi di migliaia di corridori. Speranze, sogni e timori riempiono l’aria, proprio come le tre strisce sull’asfalto segnano i 42,195 km della maratona più veloce del mondo.
C’è chi corre per battere il tempo, chi per conquistare la gloria, e chi semplicemente per esserci. Tra loro c’è Tommaso, maratoneta amatoriale, che ha trasformato la corsa in uno spazio di benessere e condivisione.
«La corsa non è solo per campioni e fenomeni» racconta.
«È anche per i giovani che cercano un senso di appartenenza, un modo per mettersi alla prova, un’esperienza di inclusione e benessere psico-fisico».
Per lui, ogni passo è una lezione. Come quelle che impartisce dalla sua cattedra universitaria.
«La corsa dà molto più di quanto sembri: insegna che con costanza e determinazione si superano ostacoli che sembrano insormontabili. Che corpo e mente possono adattarsi a qualsiasi sfida, se solo diamo loro tempo. Non è solo prestazione, ma condivisione, legami, emozioni».
Questa volta, però, il traguardo ha avuto un sapore diverso. Negli ultimi sei chilometri, i crampi lo hanno costretto a camminare. Non la corsa leggera e sorridente che spesso si celebra in foto.

«Ho scelto un’immagine diversa. Perché per me ha un significato profondo: ricordare che, nonostante tutto, siamo dei privilegiati».
Privilegiati, sì, anche nella fatica.
«Avrei potuto ritirarmi, ma ho deciso di andare fino in fondo. In quei chilometri duri ho pensato a tre amici e colleghi scomparsi prematuramente quest’estate. Persone che non hanno mai potuto correre una maratona e non avranno più l’occasione di farlo».
Il traguardo, allora, diventa qualcosa di più di una linea bianca sull’asfalto: diventa un carpe diem.
«Partecipare a un evento sportivo è già di per sé un dono. Dovremmo sempre sorridere, anche quando tagliamo il traguardo stremati, delusi o camminando. Perché ogni volta, ogni giorno, è un’occasione da vivere fino in fondo».
Berlino applaude. I runner tagliano il traguardo: qualcuno ride, altri piangono.
Tommaso ci lascia la sua riflessione: la maratona non è solo un gesto atletico, ma un atto di gratitudine verso la vita.






