venerdì, Maggio 1, 2026
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XII Corsa del Pane Genzanese: la mia gara tra fatica e tradizione

Arrivare seconda di categoria dopo un infortunio e un breve periodo di stop è una sensazione difficile da spiegare. Ti riempie di adrenalina e ti ricorda perché ami correre. E se poi la gara in questione è la XII Corsa del Pane Genzanese, allora il valore di quel risultato si amplifica ancora di più.

Un percorso che non perdona

La definirei senza esitazioni una gara tosta. Salite ripide che ti bruciano le gambe, discese tecniche che richiedono concentrazione massima. In dieci chilometri ho trovato davvero di tutto: asfalto, basolato, gradoni, sterrato, brecciolino. Ogni tratto cambiava ritmo e richiedeva adattamento immediato.

Nonostante la fatica, è stata una corsa bellissima e perfettamente organizzata dalla Genzano Marathon ASD.

Dove tradizione e sport si incontrano

La cosa che rende unica questa gara è il legame con il territorio. La Corsa del Pane Genzanese non è solo una competizione, ma un evento che intreccia sport, cultura e gastronomia.

Il percorso attraversa i vicoli di Genzano, la salita delle Carceri, la Strada dell’Infiorata e i luoghi simbolo del centro storico, fino a lambire il Parco dei Castelli Romani. Non a caso, accanto alla gara competitiva c’è anche una camminata non agonistica di 8 km, pensata per chi vuole vivere la città e la natura senza cronometro.

E poi c’è lui, il vero protagonista: il Pane Casareccio di Genzano IGP, simbolo di questa comunità e omaggio a una tradizione che affonda le radici nei forni a legna e nelle lunghe lievitazioni naturali. Correre con questo legame alla storia rende tutto più speciale.

Il mio ritorno

Per me questa gara ha significato soprattutto ritorno. Dopo lo stop forzato temevo di non avere ancora la gamba pronta, invece chilometro dopo chilometro ho ritrovato sensazioni che mi mancavano: il respiro che si fa regolare, la spinta in salita, la leggerezza quando inizi a fidarti di nuovo del corpo.

Tagliare il traguardo e scoprire di essere arrivata seconda di categoria non è stato solo un piazzamento: è stata la conferma che la passione vince sempre, che le pause possono trasformarsi in nuovi inizi.

Cosa resta

Della XII Corsa del Pane Genzanese mi porto dietro:

• la durezza di un percorso che non ti lascia tregua,

• l’abbraccio di un’organizzazione impeccabile,

• la bellezza di correre in un borgo che vive e respira tradizione,

• la gioia di un risultato che vale doppio, perché è arrivato dopo un infortunio.

Una gara che sa di sudore, di festa popolare, di pane appena sfornato.

Claudia Placidi