A soli 16 anni, Riccardo Bianchi ha già capito che la vita non ti regala nulla: le occasioni bisogna crearle, anche quando sembrano irraggiungibili. Nato e cresciuto a Bologna, studente di un istituto tecnico a Budrio, porta con sé una storia che parla di sogni più grandi dei limiti, di coraggio e di una passione che brucia forte, nonostante le difficoltà.
«Non vengo da una famiglia ricca – l’ho specificato subito perché capirete quanto questo dettaglio sia importante nella mia storia», spiega. La sua famiglia lo sostiene sempre, ma con mezzi limitati. Eppure, quel vincolo non si è mai trasformato in una barriera invalicabile: anzi, è diventato il motore che lo spinge a fare di più.
Riccardo racconta che l’amore per i motori sembra innato, qualcosa che gli scorre nelle vene fin da bambino. Non sorprende quindi che il suo idolo sia Ayrton Senna. «Ci sono anche altri piloti attuali a cui mi ispiro per la loro mentalità e il loro talento, ma Senna resta unico. Anche se purtroppo non ho mai avuto la possibilità di vederlo dal vivo, è l’unico che riesce davvero a emozionarmi».

Per molto tempo, però, il sogno di diventare pilota gli è sembrato troppo lontano. «Non provenendo né da una famiglia benestante né da un ambiente già inserito in questo mondo, ho mollato immediatamente senza nemmeno provarci», confessa.
Poi, a febbraio 2025, qualcosa si è acceso dentro di lui. Ha deciso che non avrebbe più aspettato il momento giusto: lo avrebbe creato. Così si è iscritto a due campionati di rental kart, a Ferrara e a Modena. Con zero esperienza e senza possibilità di allenarsi in pista, ha affrontato ogni gara partendo da un doppio svantaggio. Eppure, la grinta lo ha portato subito nella categoria più competitiva e, poco dopo, anche sul podio. «Nonostante tutte le difficoltà, ho conquistato due podi. Per me non sono un risultato da poco».
Da allora, Riccardo ha fatto della sua filosofia un mantra: non aspettare, ma costruire. «Non devo aspettare le occasioni, ma crearmele e poi saperle sfruttare». È con questa convinzione che ha avuto il coraggio di bussare a una porta che sembrava impossibile da aprire: quella di BestLap, il team Ferrari GT3 che corre nel campionato GT. Con una semplice mail, tanta determinazione e zero costi, si è ritrovato ospite nel box del team durante la gara di Imola.
E non è finita. Il 14 settembre era al Mugello per incontrare il team principal, Maurizio Pitorri. Un colloquio che potrebbe portarlo, tra ottobre e novembre, a ottenere la licenza ACI e a vivere un test con una Ferrari GT3.
«In meno di un anno sono passato da zero esperienza a un test su una vera GT3, sempre con un budget molto limitato», racconta con orgoglio.
La sua è la storia di un ragazzo normale che non si è arreso davanti alle prime porte chiuse. «Alla fine sono un ragazzo come tutti gli altri, ma la mia vita gira attorno al motorsport e alla voglia di fare il pilota. Solo con passione, dedizione e ambizione sono riuscito a passare dallo sconforto di aver perso le speranze fino a un test su una GT3 – tutto in meno di un anno».
E guardandolo, a soli 16 anni, viene spontaneo pensare che questo sia davvero solo l’inizio.






