I luoghi delle vacanze del podista medio si dividono, in generale, in due tipologie:
“Quelli podisticamente colonizzati e quelli da colonizzare.”
La differenza è evidente: nel primo caso, si tratta di un luogo in cui il nostro bravo runner torna ogni anno, sfoggiando la sicumera di chi deve solo dimostrare — ai runner locali — cosa ha fatto, quanto ha corso, i traguardi raggiunti, i successi ottenuti. Mai e poi mai i drammi, le fatiche, i mesi difficili trascorsi con canotta e scarpette ai piedi.
Chi è del posto, ogni anno, lo aspetta tra le vie del paese, sul lungomare o sui clivi assolati, consapevole che basta ascoltarlo, annuire, attenderlo a ogni appuntamento, a ogni ripetuta, a ogni giro di birra al tramonto.
Nel luogo di vacanza da colonizzare, invece, il nostro runner sfodera le migliori intenzioni atletiche.
Esce a correre in orari diversi, per capire chi c’è e chi anima la comunità podistica locale. Appende ad asciugare, lungo il corso del paese, le maglie di gare internazionali, brand prestigiosi, la squadra di appartenenza — il tutto senza modestia né riservatezza.
Una volta individuate le strade più frequentate, le salite apparentemente più praticabili, eccolo che si ferma a parlare con tutti, perdendo tempo, facendo perdere tempo, recuperando fiato. Pontifica su gare, tecniche di allenamento e macronutrienti da assimilare in estate, con lo stesso stile di Benigni e Troisi davanti a Leonardo da Vinci in Non ci resta che piangere.
Quindi, se mai vi capiterà di incontrarlo, non rispondete. Siate cauti nell’approccio, lasciatevi seguire e inseguire. Basta dargli ragione e un appuntamento a cui vi darà buca.
L’importante è che 9×9 farà sempre 81, anche quando vi dirà che — per fortuna — le sue vacanze sono finite.





