Enzino, un nostro compagno di squadra, ha “compiuto” 200 maratone e pare scortese non dedicare un paio di righe all’avvenimento.
Nel mondo dei maratoneti questo traguardo è stata solo una tappa per persone che viaggiano oltre le 600 e nel club Supermarathon addirittura oltre le 1500.
Dobbiamo, però, restare in quella specialità che ancora rientra in una certa qual normalità.
In fin dei conti, qualsiasi maratoneta nell’arco di una trentina di anni di attività podistica può giungere allo stesso risultato (le 200). Occorrono comunque delle qualità. La prima è l’attitudine, perché molti dopo qualche anno mollano la corsa. La seconda è la costanza: ogni anno che passa è sempre più difficile correre le maratone. La terza è continuare a divertirsi.
Il nostro Enzino – con il quale abbiamo condiviso tante gare – ha tutte queste qualità ed anche qualcuna in più. Per esempio, è caratterizzato da un bizzarro metabolismo che mi fu chiaro alla mia prima “Tre Comuni”. Dovrei avere ancora la foto che mi ritrae (vestito come Amundsen nella sua spedizione in Antartide), di fianco ad un tizio in calzoncini e canotta traforata. Per inciso, eravamo sottozero e lui già sudava. “Questo è il clima ideale per correre” – diceva – senza alcun cenno di sarcasmo. Stessa scena, qualche anno dopo, alla partenza della maratona di Reggio-Emilia.
Del resto, all’ultimo Passatore (i riflettori erano puntati sulle donzelle che sapete) ho incrociato la coppia Comandante-Enzino. Il primo vestito “normale” (cioè adeguatamente coperto) mentre il secondo con la canotta di prammatica, solo leggermente infastidito.
Abbiamo corso assieme – cioè spalla a spalla – molte maratone e da lui ho imparato a prendere atto di alcuni momenti in cui occorre “riorganizzare” il passo per poi tornare in sella. La più importante è stata comunque quella di imparare a viaggiare leggero, senza portarsi dietro troppe cose che, alla fine, all’atto pratico sono solo dei pesi superflui. Le dimensioni della “busta” della Venice Marathon mettono tutti in difficoltà mentre il nostro ci inserisce lo zainetto che contiene tutte le sue cose. Terminata la gara, recuperata questa minuscola sacca, attraversa (a piedi) tutta Venezia per arrivare alla stazione, dove lo attende un treno a 40 minuti dal passaggio dalla finish line.
Corriamo accanto a persone così. Che hanno sempre qualcosa da trasmetterci. Se non altro che si può correre a lungo e in gare lunghe, restando delle belle persone.

[P.S.: Un pubblico ringraziamento per il cortese servizio di consegna di pettorali a domicilio e per il meritato progressivo svuotamento delle riserve vinicole]




