venerdì, Maggio 1, 2026
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Trail Monte Artemisio dedicato a noi che amiamo la natura

Il Trail Monte Artemisio ha regalato sorprese fin dall’inizio. La prima? Proprio il monte.

In tanti, pur essendo romani, non lo conoscevamo davvero. E invece ci ha accolti con i suoi boschi freschi, i sentieri ombrosi e un tracciato che ha saputo mettere alla prova senza scoraggiare. Perfetto per chi si avvicina al trail e per chi, con un pizzico di nostalgia, ha ritrovato vecchie salite affrontate un tempo con ben altri ritmi.

Momento simbolo? Il passaggio con la corda e il piccolo canyon. Un mix di adrenalina e risate, con tanto di fotografo appostato, che ha unito i partecipanti nello spirito goliardico tipico del trail.

E proprio questo è il bello: essere in montagna, a pochi chilometri dalla città, mentre Roma cuoce sotto il sole. Correre tra amici, ritrovarsi e divertirsi. Un plauso agli organizzatori, che ci hanno garantito sicurezza, ristori e accoglienza da veri amici.

Il Monte Artemisio non è solo una cima dei Colli Albani: è un richiamo per chi cerca un’alternativa all’asfalto d’estate. Il suo nome, legato alla dea Artemide, parla di boschi, caccia e natura.

La partenza non avviene su una pista, ma su un sentiero che subito racconta la storia del posto: terra scura, rocce vulcaniche, profumi di macchia e castagni.

Dopo i primi tratti, si arriva al Canyon Arcioni, il punto più spettacolare del percorso. Un passaggio stretto e ripido che, grazie all’assistenza sul posto, diventa un’esperienza suggestiva e sicura.

La salita al Maschio d’Ariano, a quota 850 metri, mette alla prova gambe e fiato. Ma qui il trail mostra il suo lato più umano: tra chi sorpassa con un sorriso e chi incoraggia con un gesto, si crea un legame autentico. Le rovine del villaggio rupestre ai margini del sentiero aggiungono un tocco di storia al percorso.

Poi inizia la discesa, veloce e tecnica, tra faggi e roverelle, fino a Fonte Donzelletta.

Lì, tra acqua fresca e incitamenti, l’energia torna a salire. Il tratto finale, misto e corribile, offre una vista sul cratere del Vulcano Laziale e sul Parco dei Castelli Romani.

Tagliare il traguardo non significa solo aver corso: vuol dire aver vissuto un’esperienza intensa, fatta di natura, fatica, bellezza e condivisione. Un tributo alla montagna e al piacere puro della corsa.

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso