” Vincerò io la Coppa del Mondo te lo prometto”

Era tutto previsto tranne la vittoria dell’Uruguay.

È il 1950 al Maracanà si sta giocando la finale di coppa del mondo. In campo le due squadre finaliste Brasile, super favorita e Uruguay. Lo stadio era tappezzato di cartelloni recanti la scritta “Homenagem aos campeões do mundo”(Omaggio ai campioni del mondo) era il tutto esaurito sugli spalti.

I  brasiliani avevano affrontato la vigilia in festa.

Per le vie del paese si incontravano ovunque caroselli di tifosi festanti, e il mattino seguente per le strade di Rio de Janeiro fu pure improvvisato un carnevale. In tutto il Brasile, furono vendute oltre 500 000 magliette con la scritta Brasil campeão (Brasile campione).

Ma qualcosa in quella partita andò storto il Brasile perse 2-1… alla telecronaca per noi un giovane Pizzul annuncia la vittoria.

Fu una grande delusione anche per quelli che ascoltarono la messa in onda alla radio..

Non lontano nello sconforto di un paese che in quella vittoria ci aveva creduto davvero, un ragazzino ed un papà tornavano a casa sconsolati mano nella mano…

“ Papà vinceró io la coppa del mondo per il Brasile te lo prometto”

Furono queste le parole di quel ragazzino davanti al padre mentre piangeva dopo quella sconfitta.

Edson Arantes do Nascimento, questo il suo nome, ma tutti lo chiamavano Chico.

Tirava calci ad un pallone fatto di stracci, giocava in strada, non c’erano tanti soldi all’epoca per comprarne uno vero… per guadagnarsi da vivere faceva il lucida scarpe insieme con il papà. Giocava a piedi nudi tra il fango e i panni appesi..

Nato il 23 ottobre del 1940 a Três Corações in Brasile. Lui non sa di essere un talento naturale, giocare per strada e improvvisare dribbling per i ragazzini di quel quartiere è la normalità.
Ma è a 10 anni che inizia la sua carriera calcistica. Corre veloce, la sua storia farà il giro del mondo, tutti lo chiameranno Pelè :  il ragazzo che diventó il più grande calciatore di tutti i tempi.

“Dove sono nato, dove sono cresciuto, dove ho giocato a calcio. Tutto questo ha dato anche a me Tre Cuori”

Figlio dell’ex calciatore Dondinho, costretto al ritiro prematuro a causa di un infortunio, proviene da una famiglia povera, non avendo i soldi per compare un pallone da piccolo racconta di aver giocato con mezzi di fortuna come un calzino o degli stracci riempiti con carta.

La storia di Pelè ha il sapore di riscatto sociale e comincia nel 1956, quando ancora quindicenne, viene notato dall’ex calciatore Waldemar de Brito durante una partita tra ragazzini di quartiere il quale vede in lui una grande promessa calcistica e lo spinge a fare il provino per il Santos. Avevano rubato noccioline quei ragazzini per potersi comprare un paio di “ scarpini”, ma durante quella partita non riuscirono ad esprimersi bene, le scarpe erano davvero fuori misura. Se le tolsero quando ormai erano in svantaggio di quasi 6 gol, ma i gol che fece quel piccolo ragazzino fece scoppiare tutto il piccolo pubblico in un tifo quasi da stadio… vennero fotografati e ricordati come la squadra dei piedi nudi.

Ma per Pelè si aprì una “porta” da quel giorno: partì in ritiro col Santos e debuttó il 7 settembre del 1956, in amichevole contro il Corinthians de Santo André per poi firmare alcuni mesi dopo il suo primo contratto professionistico ed essere convocato in Nazionale. Con suo grande stupore lui che con quel pallone “ballava”.

Nel 1958 è ai Campionati Mondiali di Svezia e gioca alla partita finale proprio contro la Svezia, dove, grazie al suo stile calcistico inconfondibile, la “Ginga”, riesce a conquistare il titolo mondiale, diventando il più giovane calciatore della storia del calcio ad aver vinto un titolo mondiale.

La “Ginga” è il passo base della capoeira effettuata tracciando un triangolo con le gambe e con le braccia che si muovono sempre a difendere il volto…questo era lo stile di gioco di Pelè: colpo di testa, palleggio, cambio di passo, pressing e dribbling veloce, tiro spettacolare…

In Svezia, Pelè trasforma la ‘ginga’ nella sua massima espressione, conquistando un Mondiale straordinario e che avrà un effetto importante sull’identità di un intero Paese: riconoscere e accettare la convivenza di diverse culture e tradizioni.

“La Ginga è la gioia e il modo di esprimersi del Brasile”

Pelè cambia la storia del calcio: un calcio giocato e vissuto, che valorizza la diversità attraverso un gioco “grezzo”, viscerale, scomposto, ballato.

Un  ragazzo di soli 17 anni un numero 10 che gioca come riserva…un lustra scarpe che ha insegnato ai compagni e ai connazionali ad amare il gioco del calcio non come si dovrebbe fare ma come sanno, riscattando l’umiliazione del ‘Maracanazo’ otto anni più tardi, al suono unico della ‘ginga’. ( il “Maracanazo” si riferisce alla sconfitta del 1950 – Brasile contro Uruguay al Maracanà )

“Il 29 giugno del 1958 giorno in cui il Brasile vinse la sua prima Coppa del mondo quando suonò il fischio finale, caddi a terra svenuto. Quando poi riaprii gli occhi sembrava tutto un sogno. Erano passati solo 18 mesi da quando ero andato via di casa, ma a me sembravano anni. Mia madre e mio padre mi raggiunsero e papà mi ricordó la promessa che avevo fatto 8 anni prima. Non dimenticherò mai il 1958 anno in cui divenni Pelè. Da allora il nostro stile Ginga diventó il bel gioco, ci venivano a vedere giocare da tutte le parti. Fu la nostra differenza a renderci belli. “

Nel 1961 il presidente del Brasile,Jânio Quadros, dichiarò Pelè Tesoro Nazionale. A 17 anni, Pelè resta il più giovane calciatore ad aver segnato durante una Coppa del Mondo. Pelè e il Brasile hanno poi vinto la coppa del mondo del 1962 e del 1970. Pelè è l’unico calciatore della storia ad aver vinto tre Coppe del Mondo… E detiene il record di goal in carriera 1283 reti. L’unico record che Pelè non ha mai battuto è segnare 5 goal in una partita…Impresa riuscita al padre Dondinho do Nascimento. Pelè è stato eletto “ Atleta del secolo” dal comitato olimpico internazionale. Dalla coppa del mondo del 1958 lo stile Ginga del Brasile è diventato lo stile di gioco più famoso al mondo…

“Nel calcio il mio talento era un dono di Dio”

Pelé oggi ha 80 anni si appoggia a un bastone per camminare, ma non smette di emanare energia. “Se Dio mi ha dato questi nuovi scarpini per camminare perché non dovrei metterli in bella mostra? “

C’era una volta un ragazzino che con un pallone ha fatto sognare il mondo.