Ma Totó Schillaci oggi che fa?

Ma cosa fanno i calciatori quando smettono di giocare? Interrogativo cosmico al quale tutto il popolo calcistico a volte non trova risposta.. e allora  ve ne proponiamo alcune:

Gabriel Batistuta

Ve lo ricordate? Era per tutti “Batigol”

ha segnato 200 reti nella sua fantastica carriera in Serie A tra Fiorentina, Roma e Inter. Il suo nome a Firenze è talmente importante che esiste una statua in suo onore fuori dallo stadio Artemio Franchi… Ecco, se mai questa statua dovesse essere restaurata o spostata, adesso potrebbero chiamare proprio lui! Batistuta è infatti diventato proprietario di un’impresa edile, scegliendo di abbandonare il mondo del calcio e condurre ritmi di vita decisamente più rilassati…

Un tempo disse: “ a me non piace il calcio è soltanto il mio lavoro”

Fabrizio Ravanelli

Rimasto nella memoria calcistica per molte ragioni.

Ne diciamo solo 3 : la sua chioma argentea che gli è valsa il soprannome di “Penna Bianca” (Silver Fox, ai tempi del “Boro” in Premier) i suoi bellissimi goal in Italia, Inghilterra e Francia, e la sua inconfondibile esultanza con la testa dentro la maglietta… oggi ciclista professionista

E dopo circa 200 goal in carriera, Fab ha letteralmente “cambiato marcia”, e ora partecipa a gare ciclistiche per professionisti in giro per l’Europa!

“Pedalo quasi tutti giorni, solitamente tra le colline di casa mia, in Umbria. L’anno scorso ho valicato due dei passi più alti e difficoltosi che ci siano in Italia. La felicità che ho provato quando sono arrivato in cima è stata la stessa di quando ho vinto la Champions League.”

Salvatore Schillaci

Ve lo ricordate? Quello sguardo da pazzo ogni volta che esultava e il mitico gol ai mondiali 1990 le nostre famose notti magiche “inseguendo un goal sotto il cielo di un’estate italiana” ( mitica Gianna Nannini) E ora che fa il mitico Totó?

Oggi Totò è testimonial in tv, e dal 2000 gestisce nella sua Palermo una scuola calcio e organizza eventi sportivi. E’ anche proprietario dell’US Palermo, squadra che negli anni ha militato nelle categorie calcistiche regionali.

Alle elezioni amministrative del 2001 si candidò, tra le file di Forza Italia, come consigliere comunale della sua città: venne eletto ottenendo circa 2.000 voti ma, non incline al mondo della politica, si dimise dalla carica dopo due anni.

Nonostante Totò abbia avuto proposte come allenatore ha deciso di intraprendere altre strade..

“Per per stare con la mia famiglia, ho deciso di non fare l’allenatore, perché voglio godermi la vita. Preferisco fare l’attore , il testimonial di eventi, o andare a “Quelli che il calcio” piuttosto che stressarmi su una panchina di calcio.”

Ronaldo Luís Nazário de Lima

O più semplicemente Ronaldo il piccolo ragazzino brasiliano talentuoso. Gioca a Rio de Janeiro dove esordisce a 16 anni e dove si guadagna subito il posto da titolare A quel punto la carriera del ragazzino è già decollata e lui è pronto per le grandi squadre.

Arriva infatti il Cruzeiro di Belo Horizonte, che su indicazione di un ex campione del mondo, Jairzinho,  lo ingaggia come riserva. Ma Ronaldo è talmente bravo che riesce a segnare 12 goal in 14 partite, una media che fa di lui il miglior marcatore della squadra, e il terzo assoluto del campionato.

Ronaldo ha vestito le maglie di Cruzeiro, Psv Eindhoven, Barcellona, Inter, Real Madrid, Milan e Corinthians. Ha realizzato in carriera tantissimi gol: 352 totali in 518 presenze totali. Le reti aumentano se si considerano anche le 62 marcature in 98 presenze  con la maglia della nazionale brasiliana con cui il “fenomeno” si è laureato campione del Mondo per ben due volte nel 1994 e nel 2002. Ronaldo, ha anche vinto due Palloni d’Oro, nel 1997 e nel 2002. L’unico trofeo che manca nella sua bacheca, però, è la Champions League. Un vero peccato. Fuoriclasse come Ronaldo, di certo, non ne vedremo più per chissà quanti anni ancora. Lui “faceva” non solo la “differenza” ma anche la partita. Ronaldo “era” la partita

cosa fa oggi?

Oggi Ronaldo, ingrassato di almeno una trentina di chilogrammi (lui dice per colpa dell’ipotiroidismo), vive in Brasile dove lavora come procuratore per diversi calciatori, e dove continua ad occuparsi di calcio… e di donne, finendo molto spesso sulle copertine delle pubblicazioni scandalistiche.

Luigi De Agostini o Gigi, carriera iniziata nel 1978 e chiusa 17 anni dopo 574 partite da professionista con le maglie di Udinese, Trento, Catanzaro, Verona, Juventus, Inter e Reggiana, compreso l’azzurro dell’Italia. Da piccolo però era milanista sfegatato, come rivelò al Guerin Sportivo. «Avevo le vene rosse e le arterie nere. Mi chiamavano “Gigi Milan” lo presero nella Juve negli in cui la squadra proprio non eccelleva ma le sue soddisfazioni se le prese lo stesso “ La maglia di Platini” una di queste.. indossò la n.10 che Platini aveva appena lascito libero.

Vanta un record ignorato da molti; nelle stagioni 1987–88 e 1989–90, con quasi settanta partite è stato il giocatore italiano che ha disputato più incontri ufficiali.

Cosa fa oggi?

Ora De Agostini ha una scuola calcio a Tricesimo, dov’è nato.

De Agostini e ZIco nel 1983

 

Gianluigi Lentini

Detto Gigi è stato uno dei più grandi talenti del calcio italiano dei primi anni 90. Ala destra imprevedibile, scoppiò giovanissimo nel Toro poi il passaggio al Milan stellare, il gravissimo incidente in auto e una carriera non sempre all’altezza delle sue enormi potenzialità.

Cosa fa oggi?

è diventato apicultore o meglio ha aperto una azienda agricola che produce miele

Claudio Caniggia

Lo chiamavano hijo del viento (figlio del vento) perchè la leggenda vuole che fosse capace di percorrere i 100 mt in 11 secondi. Velocissimo chioma ossigenata da rockstar e faccia scavata fascetta in testa. l’uomo che viene ancora ricordato per aver posto fine all’avventura della Nazionale italiana ai Mondiali del ’90 con un colpo di testa beffardo su Zenga.

Cosa fa oggi?

Vive di rendita grazie agli ottimi investimenti fatti da calciatore, possiede infatti 5 case in Argentina, due negli Stati Uniti e 3 a Miami. Per hobby fa da tramite tra squadre argentine e inglesi per segnalare giovani talenti.

Zico

Uno dei più forti numeri 10 della storia del calcio, il signor Arthur Antunes Coimbra lo avete mai visto giocare? Per i più giovani su YouTube all’epoca Roberto Baggio portava ancora i pantaloncini corti.

“Zico aveva solo il destro ma se io avessi il suo sinistro già sarei un fenomeno”

Nel 1980 Zico vince il suo primo campionato brasiliano con il Flamengo e che l’anno dopo la Seleçao brasiliana si presenta a Wembley per affrontare l’Inghilterra. Il gol della vittoria giallo-oro è suo, il Brasile non batteva da tempo gli inglesi. Da lì diventerà il Pelé bianco ed erede del giocatore più forte di tutti. Nel 1981 la popolarità di Zico sale ai massimi storici e che nello stesso anno solare il suo Flamengo vince il campionato carioca, la Copa Libertadores e addirittura l’Intercontinentale, distruggendo il Liverpool campione d’Europa. Arthur Antunes Coimbra è un uomo che trova una seconda gioventù dall’altra parte del mondo, in un campionato, quello giapponese, con tanti soldi e meno pretese. Il resto è beach soccer di caratura mondiale e una carriera di allenatore nel quadrante orientale del pianeta terra. Zico ha indossato la maglia dell’udinese in Italia per due anni.

Un mito immortale che a 67 anni è ancora in piena forma fisica e con tante idee ancora da sviluppare. Oggi fa l’allenatore e se gli chiedi chi potrebbe essere oggi il suo erede ti risponde: “ oggi nel calcio non esistono più i numeri 10”…

Sarà, ma quest’anno c’è mancato tutto anche il calcio… ve le ricordate le figurine dei calciatori?

Chissà se le conservate ancora, quanti album tra il famoso “ce l’ho mi manca” e se nei vostri ricordi di bambini sognate ancora quelle famose notti magiche che ci hanno tenuto incollati e col fiato sospeso fino all’ultimo minuto davanti ai televisori per festeggiare i campioni del mondo, quella voglia di vincere che ci teneva tutti indistintamente uniti…

 

Dominga Scalisi