Vincere la tristezza (forse)

Quando sono triste esco a correre. Non mi piango addosso, semmai sudo e, nella fatica, cerco di sublimare i dispiaceri che, sotto questo cielo, non mancano.

La cosa difficile è, correndo, non “rimuginare” su ciò che ci “disturba” ma provare a spostare l’attenzione su qualcos’altro.

Non è facile perché, come da noto adagio, la lingua batte proprio sul dente che duole e girare il coltello nella piaga non aiuta di certo a far rimarginare la ferita. La testa ci riporta esattamente sul luogo del delitto in cui siamo stati, poco importa, vittima o carnefice.

Quello che importa al nostro sistema di elaborazione è di circoscrivere la scena con il nastro giallo (do not cross) e, gessetto alla mano, contornare la figura per i rilievi da parte della scientifica. Il bello è che, così facendo, non ci preoccupiamo minimamente della strada che stiamo percorrendo e, dal punto di vista della nostra “uscita”, è sicuramente un successo; ma non così per lo spirito. Non completamente, almeno.

A questo punto, occorre trovare una strategia che imponga di concentrare l’attenzione esattamente alla stessa stregua della lente di ingrandimento impiegata per appiccare un incendio sfruttando la potenza dei raggi solari.

Funziona abbastanza bene effettuare delle ripetute – sulla distanza di un chilometro – che costringano a tener d’occhio sia lo spazio che il tempo. Se alternate 500 metri corsi prima alla velocità del vostro lento e, poi, con una riduzione di 15/20 secondi, dovete essere molto attenti per poter realizzare l’intendimento. Il tutto, senza utilizzare i settaggi ad hoc del vostro orologino.

Se i 500 metri decidete di correrli molto veloci, secondo gli insegnamenti dei maestri, avrete cura di “costruire” una curva gaussiana in cui accelerate progressivamente fino al culmine e poi progressivamente decelerate ma, facendo attenzione, a che il tempo totale atteso sul singolo chilometro sia rispettato.

Provandoci vi assicuro che scoprirete due cose. La prima è la difficoltà, dal punto di vista dell’attenzione, per realizzare le anzidette ripetute. La seconda, dal versante puramente fisico, è tutto fuorché una passeggiata di salute.

Dato che l’obiettivo è esattamente quello di conseguire l’effetto “chiodo scaccia chiodo” giunge un momento in cui non ce la fate più e, rientrate a casa, con la lingua rasente terra. Stanchi come siete (fisicamente e mentalmente) l’organismo assume una “configurazione” di “recupero” e non ha proprio alcuno spazio per altre distrazioni non necessarie. L’obiettivo è stato così raggiunto. Domani si vedrà.

 

[Colonna sonora: Ultravox, Dancing with Tears in my Eyes (Homemade Reconstruction Remix); Cherry Ghost, People Help The People; Jess Glynne, Take Me Home; Beyoncé, Halo (SYMBL Remix); Florence + The Machine, Never Let Me Go; Marina and the Diamonds, Lies (The Max Steel Broken Heart Remix); Naughty Boy, Runnin’ (Lose it All); Sia, Big Girl Cry (ODESZA Remix); Wiz Khalifa (feat Charlie Puth), See You Again; Lana Del Rey, Young and Beautiful (Kevin Blanc Remix); Kings of Leon, Use Somebody; Adele, Hello; Coldplay, Fix

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.