Nonostante il caldo oggi è una domenica grigia. Minaccia pioggia e non mi va affatto di correre. Non esiste un motivo preciso per questa riluttanza, forse è meglio indugiare nel dolce-far-niente.
Appena giunge il Comandante, confesso subito che sarebbe il caso di ridurre l’incontro al solo aperitivo. Lui pronto: “Facciamo solo 5 chilometri e basta”. Una distanza breve si può gestire e, a sfregio della razionalità, allora, tanto vale darle un pochino di brio.
A 600 metri da casa, ci imbarchiamo in un giro da 900 metri che comprende più della metà del tragitto in decisa salita. Però sappiamo bene che, in meno di quattro giretti, abbiamo finito.
Ci siamo intrattenuti discorrendo di merito, con specifico riferimento ai giovani pargoli che non intendono sostenere l’orale della maturità, sulla base di una prospettazione – assolutamente priva di qualsivoglia legittimo e ragionevole fondamento – che le regole si possano cambiare unilateralmente, solo perché non ci aggrada il confronto. Se questa è la “maturità” abbiamo sbagliato tutto ed il pargolo andava bocciato qualche annetto prima e poi spedito a lavorare nei campi, dove avrebbe trovato extracomunitari (magari laureati in ingegneria) a raccogliere pomodori per un tozzo di pane l’ora.
Il passo è stato breve – si era in salita, chiaramente – per rimembrare il passato sotto le armi, quando quello che dormiva nel letto (a castello) sopra il mio aveva in corso non so quante indagini per spaccio internazionale di droga e, quindi, non era propriamente uno con il quale si potesse scherzare senza incorrere in conseguenze gravi (e, per “gravi”, immaginate – alla meglio – un ricovero all’ospedale).
Il Comandante, in quel di Gorizia, qualche anno prima, si inerpicava sui monti nonostante l’appartenenza alla Cavalleria che, non sempre, ha a che fare con i simpatici quadrupedi. Tolti, infatti, i Lancieri di Montebello, si parla di cavalleria “meccanizzata”, ossia di carri armati e dintorni.
Non avrei mai pensato di dirlo ma ai nostri pargoli viziati, tutti reel e tatuaggi, forse sei mesi di naja farebbero bene. Non la versione “edulcorata” del servizio civile (per lo più rintanati in un ufficio) ma proprio la coscrizione. Anfibi e mimetica (anche con 50 gradi), a marciare, fucile in mano, per provare a comprendere cosa poteva significare per i nostri trisavoli, a pancia vuota, difendere col sangue un ideale di patria e di libertà che, oggi, verrebbe schernito come un residuo storico da cestinare.
Evidentemente a pochi transita per la mente che quello che è successo in Ucraina poteva succedere a noi e, allora, la “maturità” sarebbe stata una situazione tra la vita e la morte e non uno scherzo, neppure tanto divertente, come quello di “contestare” le regole del gioco mentre il gioco è in pieno svolgimento.
Una triste realtà: i vecchi corrono, mentre i giovani sono in posa per il prossimo video.
[Riferimento cinematografico: Alba rossa, con Patrick Swayze, C. Thomas Howell, Charlie Sheen, Jennifer Grey, regia di J. Milius, USA, 1984]





