sabato, Marzo 14, 2026
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Ventitré anni dopo corriamo ancora “A perdifiato”

Sono passati ventitré anni da quando Mauro Covacich ha scritto “A perdifiato”. Considero il romanzo dell’autore friulano il più bello che sia mai stato scritto sulla corsa. Per lui “Correre è una faccenda interiore, la capacità di ascoltarsi dall’interno, dal cuore, dal respiro. E di mettere tutto in connessione con il mondo.

 

“A perdifiato”. È il libro sulla corsa che ho regalato più volte in assoluto, nel corso di questi anni.

 

Nel frattempo è successo di tutto, dentro e fuori dal mondo del running. Noi, in fondo, siamo rimasti gli stessi: forse un po’ più lenti, sicuramente più esperti. Accanto a noi, però, sono arrivate nuove generazioni di runner, che vivono la corsa con uno stile diverso e con una narrazione figlia dei social e del tempo in cui corrono.

 

Durante un lungo domenicale, parlando con l’amica Giulia – giovane, curiosa di come gira il mondo e pronta a sperimentare tutto il bello del running – mi sono ritrovato a raccontarle di questo libro che lei non conosceva.

 

A perdifiato nella prima edizione curata da Mondadori

Ed è lì che ho pensato che “A perdifiato” dovrebbe essere letto oggi più che mai: dalle running crew, dai gruppi di corsa spontanei, dai nuovi runner, ma anche da chi viene dalle vecchie squadre e da una tradizione diversa.

 

Ho sempre raccontato perché questo romanzo è diverso da tutti gli altri libri sportivi e perché ho provato una sana invidia per chi si accinge a leggere per la prima volta le vicende del maratoneta Dario Rensich, al seguito di un gruppo di giovani mezzofondiste ungheresi.

 

Se lo avete letto, non potete aver dimenticato alcune definizioni del concetto di maratoneta affidate ai personaggi del romanzo. Se navigate in rete e sui social, probabilmente vi sarà capitato di sognarci sopra, leggendole citate qua e là.

 

«La maratona è un’arte marziale. Chi la corre compie una scelta estetica, non una sportiva. Lo sport non c’entra niente.”

 

Resistere alla più alta velocità possibile per una strada così lunga è la cosa più bella che una mente umana possa produrre. La mente non è il cervello: la mente è il sistema del corpo che pensa. È la rete in cui il mio avampiede, il mio cuore, il mio glicogeno, i miei desideri, la mia memoria – tutto me stesso – dialoga con tutto me stesso e con ciò che dall’esterno può modificarmi.

 

La pubblicazione curata da Einaudi

La storia inizia dopo il sesto posto di Dario alla maratona di New York: un risultato sufficiente per diventare un allenatore stimato dalla Federazione, che lo manda in Ungheria con l’incarico di preparare per la maratona un gruppo di atlete.

 

Nel frattempo, un tormentoso iter per l’adozione di Fiona – la bambina che lui e la moglie Maura “aspettano” – sembra giungere alle battute finali proprio mentre Dario parte per Szeged, cittadina sulle rive del Danubio. Un fiume in agonia, inquinato dal cianuro, fa da sfondo agli allenamenti di sette ambiziose diciottenni, tra le quali spicca l’imperscrutabile e magnetica Ágota.

 

La vicenda non si chiude sulla linea d’arrivo della Maratona di Trieste. Da lì prende il largo e diventa un vero e proprio lavoro di scrittura che si sviluppa in una pentalogia: il cosiddetto “ciclo delle stelle”.

 

Ne fanno parte Fiona (Einaudi, 2005), Prima di sparire (Einaudi, 2008) e A nome tuo (Einaudi, 2011), intervallati dalla videoinstallazione “L’umiliazione delle stelle”, realizzata da Covacich nel 2010 e prodotta da Buziol–Einaudi–Magazzino d’Arte Moderna di Roma.

 

Questa, se potete, va vista.

A me non resta che augurarvi buona lettura con il ciclo delle stelle. Io, intanto, con la calma del maratoneta, aspetto che gli amici più giovani lo leggano, sperando di far sognare ancora qualcuno lungo la sua strada.

 

 

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso