Coloro che abitano a Roma potranno ricordare che il 4 luglio, in Via dei Gordiani, è esploso un distributore di GPL, con numerosi danni a persone e cose (abitazioni, la scuola ed il centro sportivo, proprio di fronte a Villa De Sanctis). Dopo qualche giorno si sarebbe svolta la “6 Ore di Roma” che, responsabilmente, è stata spostata alla notte del 6 settembre.
E noi si era lì.
Nella sua collocazione “ordinaria”, dopo tutta la stagione podistica, si arriva abbastanza preparati mentre, dopo l’estate, la ripresa – tranne per coloro in procinto della trasferta a Berlino – è sempre segnata da una certa approssimazione.
Serve una strategia di gara. In questi casi, si tende a “scaricare” ad altri la scelta. Il Comandante propone: “Facciamo una Mezza” e, poi, finiamo in bellezza con due spaghetti (beh, non proprio due). La mozione è approvata all’unanimità.
Con congruo anticipo recuperiamo il pettorale e ci imbattiamo nel coach del mio sodale compagno. Quello che doveva essere un mero saluto, si trasforma in un imperativo podistico: i 21K divengono un obiettivo temporale: non meno di tre ore. Gli spaghetti iniziano a dissolversi proprio nel mentre un “fastidioso” profumo di carne alla brace potrebbe trasformare in peccatore anche un monaco benedettino.

Alle 00,01 comincia la 6 Ore. Per chi non si è mai cimentato, si tratta di una gara particolare. Tranne infatti coloro che vogliono primeggiare (cioè fare più strada possibile), i partecipanti sviluppano atteggiamenti molto diversi. Tra quelli che vogliono “sbrigarsi” a raggiungere il chilometraggio della maratona (per esempio il buon Minici che a 4,30min/Km ti doppia almeno venti volte), a quelli che vogliono fare un lungo di allenamento, a quanti non sanno bene cosa succederà. Poi c’è il pool delle camminatrici che, alla ragguardevole velocità di 8min/km, puntano ai 44K.
Il clima, dal punto di vista delle persone è disteso. Quello atmosferico un po’ meno, con un tasso di umidità piuttosto alto, con la necessità di frequenti cambi di maglietta.

Come sapete – perché ve l’ho scritto più volte – il servizio da parte degli organizzatori è eccellente. Il percorso, tranne un centinaio di metri, è ben illuminato (per la cronaca: sono illuminati anche i bagni chimici). Il ristoro permanente, a parte le costolette alla brace, prevede di andare incontro ad ogni desiderio alimentare: biscotti ed altri dolci, frutta fresca, frutta secca a volontà. Poi si aggiungeranno i gelati, i cornetti e la pizza. Anche sul beveraggio, proprio non vedo cosa altro chiedere: oltre all’acqua, aranciata, coca-cola (alla giusta temperatura…), integratori, the, con 50 bicchieri sempre pronti. Considerate che, in una gara “normale”, i ristori hanno delle tempistiche collegate ai flussi dei podisti. In una 6 Ore disputata su un tragitto di 1K è, di fatto, un open bar che richiede un lavoro costante da mezzanotte alle 8 di mattina.

Lo scorrere del tempo è anche scandito da due spazi “musicali”: il primo in prossimità del ristoro e, il secondo, affianco al tappeto che segna ogni passaggio. Marika è incaricata di chiacchierare a più non posso, cosa non facile di fronte al passaggio di loschi figuri seminudi, sudati e con le gambe impolverate.
Con un passo risibile alla fine le tre ore sono trascorse, salvo che il Comandante vuole defaticare con un’altra mezz’ora di camminata (che farà senza la mia compagnia).
Recuperate fattezze semi-umane e ricevuta la bella medaglia di questa edizione, sogniamo il letto come un cane brama il suo osso. Non si può andare via senza un affettuoso saluto a Gianluca Adornetto ed ecco la sorpresa: vengono premiati non solo gli assoluti e tutte le categorie (fino al terzo classificato) ma anche gli undici Ambassador, cioè coloro che sono stati presenti 5 volte. Occorre restare, perché di fronte ad un pensiero gentile, non si può essere da meno. Il premio, costituito da un bel boccale da birra (con tanto di logo e “menzione” del “titolo” acquisito), è un chiaro viatico a future fatiche destinate a concludersi con un bel brindisi.

Qualche saluto per chiudere. La Rossa, in pole position; Simona, la lanciatrice di coriandoli (ed il marito), pieni di palpabile entusiasmo; Elena che ormai vive più a Roma che a Torino; il nostro ex T-Rex “Merlino”, Peppe Minici, perché è Peppe Minici; Max dei Bancari; il Sargolini (con le sue mise della Maratona di Rimini). E mi fermo qui.
Una gara che merita tutto il successo che ha. Bella la gara, belli i partecipanti e belli gli organizzatori. Alla prossima!






