In casa avevamo capito fin dalle iscrizioni che quella sarebbe stata una Corsa di Miguel diversa dal solito, non solo dai numeri incredibili sulla 10k e per la novità della 5k.
La promessa di correrla insieme a Giulia e Riccardo, con Alessia ad attenderci sul traguardo, ne era la conferma. Ma al di là delle dinamiche familiari, la vera novità della 26ª edizione della gara dedicata al podista e poeta argentino, divenuto simbolo dello sport che si ribella alle dittature del mondo, stava tutta nei numeri degli iscritti.
Numeri che hanno messo alla prova la consegna delle medaglie e qualcuno non ha potuto ritirarla al traguardo. (Saranno consegnate in un secondo momento con le scuse per il disagio).

Da quando collaboro con l’organizzazione della Corsa di Miguel – non solo con l’evento di gennaio, ma anche con i tanti appuntamenti che portano la corsa nelle scuole attraverso il Mille di Miguel e il mitico Staffettone – ho imparato che impegno e ascolto producono sempre risultati incredibili.
Mai come in questi giorni si avverte il bisogno di figure come Miguel. Da Teheran a Minneapolis, passando per Gaza e Kiev fino al Sudan, la forza della coesione sociale è più che mai necessaria. Uomini come Miguel Sánchez si sono opposti ai regimi dittatoriali scrivendo, scendendo in piazza e anche semplicemente correndo, lì dove spesso correre non è concesso.

La Corsa di Miguel di domenica 18 gennaio è stata proprio questo: un grande momento di coesione sociale, legato dalla passione comune per la corsa, dalla voglia di stare insieme, senza protagonismi e senza divisioni.
Miguel si sarebbe divertito a stare in mezzo a noi. Eccome se si sarebbe divertito.








