Un buon corridore non lascia tracce

Athlete fitness friends running on an open road.

Giornata di ripasso e, pescando scientificamente alla cieca, l’occhio precipita sul capitolo 27 di un testo classico del pensiero filosofico di ogni tempo: il Tao te Ching. Il capitolo in questione comincia con la seguente frase: “Un buon corridore non lascia tracce”.

Resto un pochino perplesso, perché mi sembra del tutto improbabile che, in uno scritto cinese risalente ad un periodo tra il IV ed il III secolo avanti Cristo, si potesse parlare di “corridore”, nel senso che siamo soliti attribuire al vocabolo in un’epoca più vicina a noi.

In realtà, la “lezione” di vita – anche nella versione inglese – si riferisce al “viandante”, al “viaggiatore”, al “vagabondo”, ossia a coloro – senza alcuna valutazione di merito o di demerito – che si spostano da un luogo ad un altro. Il “vagabondo”, cioè il senza fissa dimora come lo intendiamo noi, era comunque un concetto sconosciuto, posto il sistema di tutela sociale di cui godevano le persone in quel torno di tempo.

È però impossibile sfuggire alla suggestione che un “moderno” tao possa riferirsi anche a noi corridori e, allora, vediamo quali possibili indicazioni trarne. Un esercizio che, senza bisogno di spiegazioni argute, è decisamente meglio che spaccar pietre in una cava.

Ecco quindi alcune possibili interpretazioni e come si applicano alla corsa:

  1. a) Rapidità – il nostro atleta è così veloce da non lasciare alcuna immagine di sé è così veloce che neppure lo si vede. Pur senza giungere alle vette di A-Train di The Boys, tale situazione appare poco o nulla ricorrente;
  2. b) Precisione ed efficienza – un buon corridore non spende energie inutilmente. Si muove con precisione ed efficienza, minimizzando il movimento superfluo. Questo si traduce in una corsa più fluida e meno appesantita e, in effetti, tocca il suolo il meno possibile. Non è possibile che non lasci tracce, ma ne lascia molte meno di un corridore distratto. Ne vediamo esempi mirabili negli atleti ai primi posti nelle maratone internazionali;
  3. c) Mentalità forte – un buon corridore sa gestire la fatica e la mente che frena. Non si lascia distrarre da pensieri negativi, dolore o fatica. Mantiene la concentrazione e la determinazione per raggiungere i propri obiettivi;
  4. d) Preparazione e strategia – un buon corridore non improvvisa. Si prepara adeguatamente per la corsa, seguendo un programma di allenamento mirato, nutrendosi correttamente e riposando adeguatamente. Inoltre, sviluppa una strategia di gara, valutando le proprie forze, le difficoltà del percorso, le condizioni climatiche ed i suoi avversari. Un esempio nostrano: la strategia di gara di Nadia Battocletti (da ultimo alla 5000 metri di Tokyo);
  5. e) Attenzione all’ambiente – il nostro corridore non lascia alcuna “traccia” del suo passaggio, non getta i residui di integratori, qui e lì, né altro che venga graziosamente offerto ai ristori, soprattutto contenitori di plastica la cui biodegradabilità richiede pochi anni meno del tempo di decadimento del plutonio 239. Il runner quale “paradigma” della “sostenibilità”. Probabile ma non fino al punto (che propugnano in Svezia), di diventare un cultore del plogging, ossia della corsa durante la quale si raccolgono anche i rifiuti (detto tra noi, gretinate del genere, provocano una disaffezione, per rappresaglia esistenziale, anche alla semplice differenziata carta-plastica);
  6. f) Poco spreco – un buon corridore ottiene buoni risultati senza sprechi. Si allena in modo intelligente sfruttando al meglio il proprio potenziale e minimizzando gli errori.

Da una parola, da una discutibile traduzione, ricaviamo una intera galassia. “Le note, in fin dei conti, sono solo sette”, ma la musica è infinita (Giuseppe Verdi).

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.