Vi siete mai fermati a riflettere davvero su cosa comporti scegliere la corsa come compagna di vita?
Non solo quando infilate le scarpe e uscite a macinare chilometri, ma anche nei momenti in cui – per scelta o per forza – dovete restare fermi.
Quando un infortunio interrompe il ritmo, e vi ritrovate ad ascoltare più il corpo che l’asfalto.
Quante volte avete sentito frasi cariche di sconforto durante uno stop forzato? E poi, quel sollievo sottile ma potente nel ripartire, anche solo con pochi chilometri cauti, sentendo le gambe rispondere di nuovo, come se si svegliassero da un lungo sonno.
Tutto questo – lo slancio e lo stallo – somiglia sorprendentemente alle stagioni della nostra vita.
Ci sono momenti di spinta e altri di stasi, proprio come succede nei rapporti, nel lavoro, nei sogni che costruiamo.
E quando arriva la tempesta – come una pioggia battente su una maratona – il rischio è che venga giù anche il traguardo, quello per cui avevamo lavorato con metodo e ostinazione.
Ma se avete avuto il coraggio di guardare oltre la tabella di marcia, oltre il cronometro, allora potete continuare a correre con quella sana incoscienza che è parte della nostra natura.
Che siate in pieno ciclo di preparazione o semplicemente fuori per “quel” giro che oggi vi andava, state comunque vivendo una parte essenziale della vostra corsa.





