
Stamattina ho corso un bel giro a Milano. Un romano che corre all’ombra del Duomo: un’immagine che porta con sé implicazioni sociali evidenti.
Una volta partecipavo a una riunione di lavoro con clienti milanesi e una, con tono severo, mi ha detto: «Se a Milano non corri, non conti un cazzo».
Mi sono rimaste impresse due cose: l’intonazione — sembrava di parlare con la principessa Mazzanti Vien dal Mare — e soprattutto l’idea che, se a Roma corri o non corri, a nessuno gliene importi davvero (e credo che lo stesso valesse per Milano qualche anno fa).
Erano gli anni in cui il running stava cambiando, e con esso le strade e i quartieri del capoluogo lombardo.

Tutto sembrava possibile: più grande, più bello, più accessibile, più raggiungibile. Nel frattempo, Roma languiva, immersa in amministrazioni glaciali che rispondevano “no” a tutto: mancavano i soldi, quelli che c’erano spesso finivano in appalti loschi, e noi correvamo comunque tra le vie grigie della città.
Oggi le due città sono mutate — e con esse noi che ci corriamo dentro. Milano è diventata una metropoli internazionale, un polo economico e finanziario di primaria importanza, un centro di innovazione e creatività. È cosmopolita, vibrante economicamente, e questa vitalità si riflette nella sua identità urbana.
Roma, invece, è una città metropolitana complessa e contraddittoria, sospesa tra il suo ruolo storico-culturale di “città-museo” e le profonde sfide di una metropoli moderna. È un crocevia di culture, con una forte presenza multietnica, ed è la capitale che fatica a trovare un’identità economica e gestionale contemporanea, affrontando ancora problemi di mobilità e sostenibilità.

Eppure, Roma negli ultimi anni ha avviato una trasformazione significativa, soprattutto in vista del Giubileo. Sono stati messi in campo grandi progetti infrastrutturali: l’intervento su Piazza Pia collegata al percorso pedonale tra Castel Sant’Angelo e la Basilica di San Pietro, ha ridotto traffico, ampliato spazi pedonali e migliorato l’accessibilità.

Sono stati stanziati miliardi per decine di interventi che riguardano mobilità, accoglienza, territorio e ambiente.
Ad esempio la stazione di Roma San Pietro è stata completamente rinnovata per accogliere meglio i flussi in arrivo.
E infine sono stati pianificati nuovi parcheggi, tariffe speciali per i bus turistici, biglietti dedicati per ridurre l’impatto sul centro storico, pensando non solo al turista ma anche alla qualità della vita dei residenti.

Noi restiamo divisi tra questi due fronti — Milano e Roma — e ci piace viverli, e a tratti sopravviverli.
La corsa te li mostra: ti mette a confronto su un piano diverso, dal basso, con altri che ti comprendono. Mentre filiamo via nell’alba autunnale tra i viali di Milano, si percepisce che non corriamo soltanto per sudare, ma per assorbire un cambiamento urbano che ci circonda.
E, allo stesso modo, immagina di correre tra i vicoli di Roma: ogni marciapiede rifatto, ogni piazza liberata dalle auto, ogni monumento restaurato — non solo per il turista, ma per chi vive la città. Allora la corsa diventa anche testimonianza: testimonianza di una città che tenta di rinnovarsi, di aprirsi, di farsi abitabile.





