Relativo, o cosa?

Essere un runner

Allenamento in Via Carlo Felice (in gergo a “San Francesco”). Nei 900 metri di questa sorta di rettangolo sbilenco, ad un certo punto entra nel campo visivo un tizio che spinge una carrozzella con sopra una vecchietta. A vent’anni immagini del genere non vengono neppure registrate, tanto sono lontane da una vita spensierata, assunta nel sogno dell’immortalità. Più avanti negli anni, accendono invece una serie di speculazioni, non proprio positive, che dobbiamo respingere con forza se vogliamo procedere innanzi.

Mi concentro sul lavoro da fare. Metà del giro più veloce; l’altra metà più lenta, in una successione che serve a mantenere viva l’attenzione sul fisico e, allo stesso tempo, rende il cricetare una dinamica meno noiosa di quanto non sia nella realtà. Detto per inciso, mi affascinano coloro che sono in grado di sviluppare molti chilometri, inanellando giri su giri (specie se ciascuno sia di breve misura): personalmente mi annoio. E, allora, concentro l’attenzione, a seconda della giornata, all’interno o all’esterno.

L’interno è costituito da un dialogo interiore sul tema del “momento” (ossia quello che mi “gira” in quel torno di tempo). In questo contingente almanaccare nascono, ad esempio, queste divag-azioni.

L’esterno è più facile solo quando il percorso non è ripetitivo. Quando lo è – come in questo caso – occorre un grande spirito di osservazione. Ogni elemento che vediamo diventa, allora, un “pretesto” per constatarne l’evoluzione nel mentre corriamo.

La signora in carrozzella è, oggi, il mio “bersaglio”.

Dopo un giro, la vecchietta è in piedi, condotta, dal suo accompagnatore, lungo la “corsia” principale di questo parchetto lineare. Inizia, pian piano, la sua “corsa”. Per ogni mio giro, ella percorre, malferma, una decina di metri. Ad ogni mio passaggio, le lancio una occhiata di compiacimento, finalizzato a corroborare le sue scarse forze impegnate in uno sforzo notevole. Comincio a calcolare se, entrambi, viaggiamo a velocità costante. Ed è proprio così.

Trascorsi venticinque minuti, la vecchina aveva camminato (arrancato) per circa 90 metri. Appariva spossata ma non doma. Anche perché ora le toccava il percorso a ritroso per tornare sui suoi passi.

All’ennesimo passaggio non resisto dall’apostrofarla: “Brava signora!!”

E Lei – come se fossimo compagni di corsa – mi sorride e, con il pollice sollevato, incoraggia me!

I fisici hanno ragione: tutto è davvero relativo…

 

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.