La gara per l’autismo sta diventando un appuntamento ricorrente. Ed è un bene perché credo che molti di noi sappiano ben poco su questa condizione, a parte le rappresentazioni cinematografiche (Dustin Hoffman in Rain Man) o le altre stravaganze (come Elon Musk).
Anzitutto non è una malattia ma una “deviazione” dello sviluppo neurologico che influenza il modo in cui una persona comunica, interagisce con gli altri e percepisce il mondo circostante. Da quanto appena detto emergono due fattori.
La prima constatazione è che non si tratti di una patologia da curare. La seconda è che dobbiamo imparare un diverso codice per relazionarci con le persone affette da questo disturbo sul loro sistema di comunicazione, sulle modalità di interrelazione e su quali percezioni influenzino la visione del mondo.
Siamo abituati alla “normalità”, alla quotidianità di azioni e reazioni tutto sommato all’insegna della tranquillizzante prevedibilità, al punto che facciamo fatica a comprendere che la quasi totalità (o la maggioranza assoluta) postula comunque la legittima cittadinanza dell’elemento discordante, della variante dal consueto di un altro-da-noiche può ben essere diverso-da-noi.
Le complicazioni risiedono nell’ampio e variabile spettro di tali disturbi che possono presentarsi con uno o più degli aspetti indicati e, al loro interno, con variazioni molto significative.
Di fronte a ciò, in epoche passate c’era un netto rifiuto, con conseguenze ben tragiche se si tiene conto che una modesta bizzarria del carattere (es. la prodigalità) conduceva al ricovero coatto nei manicomi ed all’adozione, immancabile, della terapia elettroconvulsivante (ben nota come “elettroshock”).
Oggi dovremo dire che la situazione è molto cambiata e si comincia a lavorare sulla comprensione dell’altro, dei suoi limiti ma anche delle potenzialità.
Un libro che ho letto di recente (T. Grandin, Pensare senza parole, Milano, 2025) esplora la condizione mentale di coloro che non “vedono” le parole e non formano i concetti con una loro concatenazione ma “vedono” immagini, pattern ed astrazioni che poi rappresentano con metodi diversi: stringhe informatiche, disegni, mappe concettuali.
Un mio compagno di liceo – schiappa assoluta nelle materie letterarie – terminava il compito in classe di matematica in venti minuti, semplicemente perché “vedeva” la soluzione dal corretto “incastro” dei numeri e delle formule.
Si tratta – rispetto alle persone neurotipiche – di differenze d’ordine strutturale nei modi di elaborare e trasmettere le informazioni per cui, come si diceva, dobbiamo cercare il modo per adattarci nel trovare un punto di incontro.
Questa digressione – confesso alquanto lunga – mi è sembrata necessaria per non liquidare il tema alla base della gara di oggi ad un mero “pretesto”, tra le tante iniziative con finalità ulteriori rispetto alla sola attività sportiva.
Detto ciò, eccoci qui, in quel della Bocca della Verità, per poco più di 10K. Nelle precedenti edizioni il percorso si snodava lungo due giri che, nel déjà-vu del secondo rispetto al primo, consentiva di misurare le forze calibrando adeguatamente le energie.
Questa edizione, al contrario, senza ripetizioni nel suo inedito sviluppo si è presentata – almeno per le mie gambette – come piena di pendenze.
E con l’avanzare dell’età (si diceva ad una giovane bancaria pescata a strascico al km 8), le alterazioni altimetriche vengono registrate con l’accuratezza di un sismografo. Insomma, ho tirato il collo anche se aiutato dalla colonna sonora di alessandro di LBM (che avrà rotto le palle a tutti quelli che correvano con la propria selezione musicale). Quando parte la versione remix di ATB del pezzo di Alice Dj, Better off alone (che trovate, tra l’altro, qui: https://www.youtube.com/watch?v=jq2SZZvjG9Y&list=RDjq2SZZvjG9Y&start_radio=1) si fa un pochino di fatica a restare nel range della corsa in zona “aerobica”. Si vede che doveva andare così, nonostante una sveglia che definire “presto” appare un eufemismo.
La cronaca termina qui. Ora i titoli di coda che, come per i film, potete saltare in blocco.
[In ordine di apparizione: enzo f., manuel, ignazio (con una bella chioma da pensionato), paoletto, quel ‘pezzo’ d’uomo del verduchi e signora, enzino, massimo battisti, il “papero”, francesca g., valentina s., massimo maurizi, leo&tonia, un tonico ferdy, max e valeria f. Su tutti, un saluto va a gaetano con il quale, sputando parte dell’apparato respiratorio, abbiamo condiviso il tratto finale]





