giovedì, Maggio 14, 2026
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Non sono un pezzo di carne che corre

Quando corro da sola, di giorno, tra le strade del mio quartiere, mi sembra di fare un salto indietro di secoli.

Gli approcci verbali molesti da parte degli uomini mi generano umiliazione e ansia: apprezzamenti, bisbiglii e commenti non richiesti sul mio corpo o sul mio aspetto del giorno mi fanno solo male.

Mi sento come un capo di bestiame al mercato delle carni, dove c’è ancora chi ti fa il fischio quando passi. Eppure, mi chiedo, come vi sentireste se fosse vostra figlia, vostra moglie, a subire lo stesso trattamento?

Ma come si fa a comportarsi così?

In Italia, il 43,6 % delle donne tra i 14 e i 65 anni ha subito almeno una forma di molestia sessuale nel corso della vita: le molestie verbali sono la tipologia più diffusa.

Quando corro vorrei essere invisibile, non un oggetto di commenti, non sentirmi come un pezzo di carne da misurare, pesare in linea con i vostri modelli inesistenti di donna e sappiate che sono a disagio per il mio seno che mi strapperei via per quanto mi da fastidio mentre corro.

Pensate che gridare da un finestrino che ho il culo grosso fa di voi “maschi veri”?

A me fate solo tanta rabbia, mi fate correre male perchè mi potete dire che sbaglio a lavoro, che ho un brutto crarattere, che canto male o che sono della Roma o della Lazio ma non giudicatemi dal mio aspetto esteriore.

Voglio essere libera di correre senza dovermi legare in vita la felpa per non sentire il vostro sguardo suino su di me e sulle mie imperfezioni, che poi sono pure indisposta e sono gonfia come un pallone. Cretini che non siete altro.