Tratto da “Come guadagnare due spicci facendo il coach” il nuovo libro del coach Stefano La Cara, oggi andiamo a conoscere le scuse per non allenare più un atleta.
Il testo, disponibile su amazon, è una guida ironica, realista, dolorosamente vera e tanto dinamica, per tutti quelli che vogliono — o stanno già cercando — di campare allenando altri esseri umani. O meglio, di arrotondare con due spicci…
Tra capitoli tecnici e umani, ci sono consigli che farebbero comodo ai nostri amici coach perché anche il più compassionevole, prima o poi si ritrova con un atleta che non ce la fa più a gestire.
Allora ecco a te, coach stanco ma diplomatico, un aiuto concreto, una guida ironica, un pratico decalogo di scuse semi credibili, per lasciare andare un atleta… senza sembrare un mostro.
- “Ormai ti ho insegnato tutto quello che sapevo” Traduzione: STO RASCHIANDO IL FONDO DEL BARILE DA MESI, MA TU NON MOLLI. Sottintende: “Non ho più nulla da darti (né voglia). Vai e sii libero.”
- “Sei troppo forte per me” Variante finto-umile: “MERITI UN COACH DI LIVELLO SUPERIORE.” Lusinga + via d’uscita = win-win (per te, soprattutto).
- “Devo aumentare la quota… di dieci volte” Per atleti tirchi: è la combo perfetta. “Il mio nuovo piano ha un costo più allineato ai servizi. Dovresti valutare se per te ha senso.” Non ha senso. Ti saluta.
- “Mi sono dato un nuovo criterio selettivo” Variante creativa: “Non alleno più chi mangia tonno dopo le 18:00.” Funziona meglio se l’atleta non ha ironia. (Se ce l’ha, ride e resta. Mannaggia.)
- “Il coaching ti sta rovinando lo sport” Aria di libertà: “Per come sei fatto, hai bisogno di leggerezza. Basta tabelle.” (Sottotesto: …E ANCHE IO HO BISOGNO DI LEGGEREZZA. SENZA DI TE.)
- “Ho fatto un sorteggio” Metodo democratico per liberarsi di qualcuno senza assumersi la responsabilità. Lo dici con tono serio, aggiungendo: “Ho usato una app. È uscito il tuo nome. Mi dispiace.”
- “Hai bisogno di un coach più vicino/lontano” Variante geografica auto-adattiva: • Se l’atleta è a distanza → “Meglio qualcuno che ti segua di persona.” • Se è vicino → “Meglio un approccio distaccato, meno pressione.” Non possono risponderti. Perché sembra che lo stai facendo per il loro bene.
- “Hai mai pensato di diventare coach?” Finta stima. Vera fuga. “Sei talmente consapevole che ormai ti alleni da solo. Fallo diventare un mestiere!” (…magari apre il profilo “@coachconsapevole” e ti copia pure. Ma almeno non ti scrive più.)
- “Il tuo gruppo ti influenza negativamente” Perfetta se l’atleta è nel classico branco della domenica che fa tutto al contrario. “Ho visto che ti stai spostando verso dinamiche che non condivido. Preferisco chiudere qui.” (Quasi poetica. Quasi seria. Quasi falsa.)
- “Mo basta. M’hai rott i cojoni.” La verità. Quella cruda. Quella liberatoria. Non è una scusa. È un atto di coraggio. Usare con cautela. Ma se arrivi a questo punto… sappi che non sei solo.
Non si può allenare tutti. Non si DEVE allenare tutti. E liberarsi da una dinamica tossica è un atto d’amore. Per te. Per il tuo tempo. Per i tuoi neuroni. Se sei arrivato al punto di cercare scuse… probabilmente è già troppo tardi. Ma ora almeno hai un decalogo per cavartela.






