giovedì, Maggio 14, 2026
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“Mo basta. M’hai rott i cojoni”

Tratto da “Come guadagnare due spicci facendo il coach” il nuovo libro del coach Stefano La Cara, oggi andiamo a conoscere le scuse per non allenare più un atleta.

Il testo, disponibile su amazon, è una guida ironica, realista, dolorosamente vera e tanto dinamica, per tutti quelli che vogliono — o stanno già cercando — di campare allenando altri esseri umani. O meglio, di arrotondare con due spicci…

Tra capitoli tecnici e umani, ci sono consigli che farebbero comodo ai nostri amici coach perché anche il più compassionevole, prima o poi si ritrova con un atleta che non ce la fa più a gestire.

Allora ecco a te, coach stanco ma diplomatico, un aiuto concreto, una guida ironica, un pratico decalogo di scuse semi credibili, per lasciare andare un atleta… senza sembrare un mostro.

  1. “Ormai ti ho insegnato tutto quello che sapevo” Traduzione: STO RASCHIANDO IL FONDO DEL BARILE DA MESI, MA TU NON MOLLI. Sottintende: “Non ho più nulla da darti (né voglia). Vai e sii libero.”
  1. “Sei troppo forte per me” Variante finto-umile: “MERITI UN COACH DI LIVELLO SUPERIORE.” Lusinga + via d’uscita = win-win (per te, soprattutto).
  2. “Devo aumentare la quota… di dieci volte” Per atleti tirchi: è la combo perfetta. “Il mio nuovo piano ha un costo più allineato ai servizi. Dovresti valutare se per te ha senso.” Non ha senso. Ti saluta.
  3. “Mi sono dato un nuovo criterio selettivo” Variante creativa: “Non alleno più chi mangia tonno dopo le 18:00.” Funziona meglio se l’atleta non ha ironia. (Se ce l’ha, ride e resta. Mannaggia.)
  4. “Il coaching ti sta rovinando lo sport” Aria di libertà: “Per come sei fatto, hai bisogno di leggerezza. Basta tabelle.” (Sottotesto: …E ANCHE IO HO BISOGNO DI LEGGEREZZA. SENZA DI TE.)
  5. “Ho fatto un sorteggio” Metodo democratico per liberarsi di qualcuno senza assumersi la responsabilità. Lo dici con tono serio, aggiungendo: “Ho usato una app. È uscito il tuo nome. Mi dispiace.”
  6. “Hai bisogno di un coach più vicino/lontano” Variante geografica auto-adattiva: • Se l’atleta è a distanza → “Meglio qualcuno che ti segua di persona.” • Se è vicino → “Meglio un approccio distaccato, meno pressione.” Non possono risponderti. Perché sembra che lo stai facendo per il loro bene.
  7. “Hai mai pensato di diventare coach?” Finta stima. Vera fuga. “Sei talmente consapevole che ormai ti alleni da solo. Fallo diventare un mestiere!” (…magari apre il profilo “@coachconsapevole” e ti copia pure. Ma almeno non ti scrive più.)
  8. “Il tuo gruppo ti influenza negativamente” Perfetta se l’atleta è nel classico branco della domenica che fa tutto al contrario. “Ho visto che ti stai spostando verso dinamiche che non condivido. Preferisco chiudere qui.” (Quasi poetica. Quasi seria. Quasi falsa.)
  9. “Mo basta. M’hai rott i cojoni.” La verità. Quella cruda. Quella liberatoria. Non è una scusa. È un atto di coraggio. Usare con cautela. Ma se arrivi a questo punto… sappi che non sei solo.

Non si può allenare tutti. Non si DEVE allenare tutti. E liberarsi da una dinamica tossica è un atto d’amore. Per te. Per il tuo tempo. Per i tuoi neuroni. Se sei arrivato al punto di cercare scuse… probabilmente è già troppo tardi. Ma ora almeno hai un decalogo per cavartela.

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