Massimo e Luca e il loro sogno Olimpico

Il racconto o la storia inizia parafrasando la citazione di Seneca “Non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle, ma è perché non osiamo farle che sono difficili”.

Perdonate la divagazione filosofica ma come allenatore ho imparato a non “contare” solo sui numeri, anche se Bernard Arcand afferma che …”lo sport misura il valore umano in millimetri e in centesimi di secondo”, allora come mediamo?

Partendo sempre dalla persona, dall’atleta, che è il motivo dell’esistenza dell’allenatore.

Se “periodizzare” correttamente è un elemento imprescindibile della preparazione, con un atleta del livello di Luca diventa fondamentale, per la prevenzione degli infortuni e ovviamente per ottimizzare la condizione in vista di un evento o di un periodo agonistico.

L’impegno dell’allenatore verso un atleta di alto livello è pari all’impegno e alla fatica dell’atleta stesso, potrà sembrare esagerato ma è proprio cosi credetemi.

Le variabili interminabili che si devono considerare nel lavoro di programmazione rendono tutto complicato.

Con Luca ho costruito un rapporto di fiducia e stima reciproca dall’inizio della nostra collaborazione.

Lavorando ad inizio preparazione sul potenziamento abbiamo trovato delle difficoltà dovute in parte al pregresso e in parte alla struttura fisica, le abbiamo affrontate con metodo e superate brillantemente grazie anche alla disponibilità e alla dedizione di Luca, atleta al quale piace sperimentare.

Allenandoci a volte capita che mi dica “bello questo non l ho mai fatto” e spinge il lavoro fino a completarlo sempre con grande determinazione.

I programmi di allenamento sono sempre condivisi, strutturato un ciclo di programmazione chiamo Luca e gli anticipo l’invio dicendogli :

“Luca arriva il programma nuovo studialo” poi ne parliamo a voce, al campo prima dell’allenamento, ci confrontiamo e decidiamo per cosa sia meglio fare e come farlo.

Sono convinto che un atleta riesca a dare il meglio se coinvolto e l’esperienza con Luca me lo ha confermato.

Prima di iniziare ad allenarlo avevo con lui, quando si allenava al campo e fuori, spesso scambi di opinioni circa gli allenamenti, la tecnica e le intensità, condividendo la reciproca passione per la corsa in tutte le sue evoluzioni, ma era l’endurance l’argomento che faceva più presa sulle nostre conversazioni.

Luca alla Maratona di Valencia

In passato mi era spesso capitato, per deformazione, di osservarlo nello svolgimento dei suoi allenamenti, questo mi è poi tornato utile adesso che come suo allenatore so già dove poter intervenire.

Lavorare sulla costruzione e il potenziamento di alcuni aspetti metabolici ci ha aperto un mondo sulla duttilità e la sua forza tanto che spesso scherzando (?) ci diciamo “mettiamoci a lavorare per il mezzo fondo”, confortati anche dai tempi che continuano sorprendentemente a migliorare, per ora però le distanze più corte sono SOLO un mezzo per arrivare al nostro fine, la maratona.

La stagione agonistica scorsa era partita come anno di transizione per gettare le basi verso traguardi più ambiziosi, ma dopo la preparazione di inizio stagione decidiamo di andare a fare un test sulla distanza della mezza maratona, ci prepariamo con 4 settimane di lavori orientati e andiamo a correre in ottobre la “Mezza Maratona del Lago di Vico” vincendo e facendo anche il record del percorso in 1h.08’.20”, ottima partenza quasi sorprendente ad inizio preparazione e con sole 4 settimane di adattamento, allora ci siamo chiesti “dove possiamo arrivare?”.

Il nostro obiettivo rimane comunque la maratona ed iniziamo a programmare Valencia (1° dicembre).

La preparazione procede a grandi passi, il nostro rapporto continua a consolidarsi, in questo periodo c’è un momento che ha determinato un evoluzione ulteriormente positiva nei nostri allenamenti,

Luca confortato dal lavoro e dai progressi mi dice : “Massimo mi fido ciecamente di te”, ho capito allora di aver trovato la chiave di volta.

Da allora non ci siamo più fermati. Durante la preparazione ci eravamo predisposti alcuni test di verifica della condizione che ci orientavano verso una proiezione in gara interessante, anche in relazione alla sua miglior prestazione ottenuta a Roma di 2h.22’.10”.

Si parte per Valencia, convinti di andare a cogliere i frutti della preparazione meticolosa svolta, portiamo a casa 2h.18’.01” correndo gli ultimi 5k a 3’.10” di media sempre in progressione.

Siamo felici per il personale ottenuto sulla distanza, ma, ci rimettiamo subito a lavoro, i risultati ci autorizzano ad essere ambiziosi.

Recuperiamo le energie spese nella maratona, mettiamo un po’ di brillantezza e qualità e ci presentiamo a fine gennaio alla classica 10k di Roma “La Corsa di Miguel”.

Andiamo in partenza, chiedo a Luca di fare il tempo o vincere, va vicino a tutti e due gli obiettivi, anzi uno lo centra, arriva primo, il tempo di 30’.03” non ci soddisfa completamente ma, reduci dalla maratona e soprattutto felici per la vittoria ripartiamo verso nuovi obiettivi.

Le nostre ambizioni si consolidano e si fanno sempre più serie. Vogliamo sfruttare l’onda entusiastica ma soprattutto la condizione, ragioniamo su cosa fare e come farlo, decidiamo per Londra, saremmo andati alla caccia del minimo olimpico o comunque quanto più possibile vicino, se i tempi continuavano a confortarci perché non provarci?

In quel periodo era difficile prendere sonno, la mia mente non si discostava dal ritmo gara, dalla progressione, dal mantenere Luca in condizione di provarci, l’ambizione ci imponeva di confrontarci con i più forti, almeno in ambito nazionale, con atleti di spessore ed esperienza, saremmo andati lì spavaldi forti della nostra sfrontatezza ma anche consapevoli che avremmo potuto dire la nostra, ci eravamo anche fatti un idea sul tempo cercando di ridurre al minimo gli imprevisti che in maratona sono sempre dietro l’angolo.

Non potevamo immaginare cosa si sarebbe scatenato come disastro umano, eravamo ancora concentrati sulla preparazione ed il test di avvicinamento ci aveva fatto registrare un tempo di 1h.05” sulla mezza.

Il resto purtroppo è storia triste della realtà quotidiana.

In questo periodo difficile per tutti, ragioniamo spesso con Luca sull’opportunità di allenarci considerando che c è sì gente che soffre ma anche molte persone che hanno perso la vita.

E’ un periodo molto complicato per tutti, la FIDAL consente agli atleti di interesse nazionale di frequentare il campo di allenamento cosi decidiamo di riprendere ad allenarci.

Non devo lavorare con Luca in questo periodo sull’aspetto mentale, almeno non più di tanto, anche se lui è molto scosso, chi lo conosce sa quanto sia sensibile, la delusione per non aver potuto correre Londra in prossimità delle Olimpiadi di Tokio è forte, ancora non si sapeva che sarebbero state annullate, ma del resto ci siamo allenati anche a resistere alle difficoltà delle situazioni in gara quindi mettiamo a frutto questa durissima esperienza e cerchiamo di ripartire.

In questo periodo stiamo molto più insieme, ci confrontiamo, ci alleniamo con tutte le difficoltà che la situazione ci impone, è vero che abbiamo il conforto della considerazione di essere atleti di interesse nazionale, ma, è complicato dobbiamo cercare di riprendere con lucidità il filo logico organizzativo.

Riprogrammiamo gli allenamenti e i nostri test periodici. Intanto ci iscriviamo al 10.000 d’Italia 10k gara “virtuale” alla quale si partecipa inviando il proprio tempo certificato dal GPS.

Riprogrammiamo gli allenamenti e decidiamo di fare un test sul 3k il mercoledì, 2’.52” al km, bene, lavoretto il venerdì e domenica il 10.000 d Italia dove facciamo 29’.54” terzi ad una ventina di secondi dietro a Faniel e poco più dal primo La Rosa, due fortissimi atleti che gareggiano per i gruppi sportivi militari, due atleti della nazionale.

Cerchiamo ora di capire cosa succederà e verso quale gara riprogrammare la preparazione, con una certezza non molleremo mai.

Massimo Fucili

 

Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso