sabato, Agosto 15, 2026
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Maratona di Berlino, il caldo e quel muro che non si vede

Mancano dieci settimane alla Maratona di Berlino. Tra poco meno di tre mesi quasi cinquantamila runner sfileranno sotto la Colonna della Vittoria per ritrovarsi, quarantadue chilometri dopo, davanti alla Porta di Brandeburgo. La maratona più veloce del mondo, quella dei record, quella dove gli élite rincorrono la storia e migliaia di amatori inseguono un tempo che, forse, vale più di una medaglia.

Per arrivarci, però, bisogna attraversare l’estate. E quella del 2026 non sta facendo sconti a nessuno.

Ogni allenamento è accompagnato dal desiderio di correre finalmente sotto il cielo di Berlino con una maglia a manica lunga e le mani tiepide di una mattina di fine settembre a dodici gradi. Mai come quest’anno abbiamo sognato condizioni normali. Quelle che ti permettono di concentrarti solo sulla corsa.

Invece ogni uscita è una trattativa con il termometro.

I lunghi, le salite, le ripetute in pista diventano piccoli esercizi di sopravvivenza. Anticipare il caldo correndo all’alba, seguire i consigli dell’allenatore, bere prima di avere sete, mangiare quando non ne hai voglia, integrare, rallentare quando serve. Ti senti quasi una piccola cavia che misura ogni dettaglio pur di non perdere neanche uno dei chilometri previsti dalla tabella. Cerchi di arrivare al campo già idratato, evitando di presentarti scarico dopo una giornata di lavoro. Non racconti la notte insonne. Provi semplicemente a fare un’altra ripetuta. Perché quel cielo blu di Berlino, in fondo, non sembra poi così lontano.

La sera, lungo il solito giro nel quartiere, l’aria ti si ferma in gola, rovente. Ti si attacca alle gambe. E la testa deve lavorare più dei muscoli per convincerti che stai facendo la cosa giusta.

Preparare una maratona d’estate significa anche questo. Fare compromessi con gli amici, con la famiglia, con le vacanze. Cercare un orario per allenarsi senza creare problemi a nessuno. Convincersi, giorno dopo giorno, che tutto quel sacrificio avrà un senso. “Ancora un lungo e poi ci siamo. Ancora una seduta di qualità e il biglietto per Berlino è davvero in tasca.”

In questi giorni mi è capitato di leggere uno studio pubblicato su Scientific Reports.

I ricercatori hanno analizzato 873.334 finisher della Maratona di Berlino nell’arco di ventisette anni. Il risultato racconta qualcosa che tutti conosciamo, ma che forse non avevamo mai visto misurato con questa precisione.

Gli uomini vanno a sbattere contro il muro circa il doppio delle volte rispetto alle donne.

Circa il 18% dei maratoneti maschi rallenta drasticamente dopo la mezza maratona, contro il 10% delle donne. È successo in ogni edizione analizzata, dal 1999 al 2025. E Berlino, proprio perché è piatta e quasi sempre favorita da temperature ideali, elimina molte delle giustificazioni che normalmente utilizziamo. Non è colpa delle salite. Non è colpa del caldo del giorno della gara.

Secondo gli autori dello studio una parte della spiegazione è fisiologica. Le donne utilizzano meglio i grassi come carburante e conservano più a lungo il glicogeno, ritardando l’arrivo del famigerato muro. Ma c’è anche un’altra spiegazione, forse ancora più interessante.

Gli uomini partono troppo forte. Sopravvalutano più spesso quello che possono realmente sostenere. E il dato sorprendente è che questo comportamento non sparisce nemmeno tra gli atleti più preparati. Anche sotto le tre ore gli uomini crollano molte più volte delle donne.

C’è poi un particolare che fa riflettere ancora di più: lo studio considera soltanto chi il traguardo lo ha raggiunto. I ritirati non sono stati inclusi nell’analisi. Il muro, probabilmente, è ancora più frequente di quanto raccontino i numeri.

Forse è proprio questa la lezione che Berlino prova a insegnare ogni anno.

La maratona non la vince chi corre più forte nei primi trenta chilometri. La maratona premia chi riesce ad arrivare lucido quando il corpo inizia a chiederti il conto.

Ed è curioso pensarci mentre ci alleniamo nell’estate più calda da quando misuriamo le temperature. Noi che vorremmo correre la maratona più veloce da quando misuriamo il nostro tempo, ci stiamo preparando nelle condizioni peggiori possibili. È quasi un paradosso. Costruiamo il sogno di una giornata perfetta attraverso settimane che perfette non lo sono affatto.

Forse è anche questo il fascino della maratona.

Ogni allenamento sotto quaranta gradi è un piccolo investimento di fiducia. Ogni alba rubata al sonno. Ogni litro d’acqua bevuto. Ogni ripetuta conclusa quando avresti voluto fermarti.

Poi arriverà Berlino. Gli ampi viali, le tre strisce blu disegnate sull’asfalto che indicano la traiettoria ideale, il pubblico, la Porta di Brandeburgo.

Il cielo sopra Berlino farà sicuramente la sua parte.

Ma, dopo un’estate così, basterà anche un po’ d’aria fresca.

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso