sabato, Marzo 14, 2026
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Maga Circe, 29km di amicizia tra mare, mito e corsa

Ci siamo ritrovati presto, con gli occhi ancora un po’ assonnati ma il sorriso facile di chi sa che sta per fare qualcosa di bello. Un gruppo di amici, uomini e donne, storie diverse ma lo stesso rito settimanale: correre insieme, condividere chilometri, battute, silenzi. Questa volta non tra i semafori e i marciapiedi di città, ma tra le strade di Sabaudia e del Circeo, per la 28 km della Maga Circe. E tra di noi c’era anche chi aveva deciso di osare di più, puntando dritto alla maratona.

La partenza dal porto di San Felice Circeo è stata uno di quei momenti che ti restano addosso. Il mare davanti, calmo e immenso, il promontorio del Circeo alle spalle, serio e maestoso, come a ricordarti che sei ospite in un luogo speciale. Non c’era fretta. Nessuno aveva voglia di strafare. Lo sapevamo: questa non era una gara da “attaccare”, ma da accompagnare.

I primi chilometri sono volati via leggeri, complici l’entusiasmo e il panorama. Correre sul litorale laziale, tra spiagge, dune e tratti di natura quasi silenziosa, ha reso tutto più semplice. I chilometri passavano senza farsi sentire troppo, e la testa ringraziava. Altro che lunghi infiniti in giro per il parco: qui c’erano pettorale, ristori, gente lungo il percorso e quell’atmosfera da gara che ti sostiene senza schiacciarti.

Dopo metà gara è iniziato il vero lavoro, quello pulito. Ritmo controllato, respirazione tranquilla, testa lucida. Chi preparava la maratona stava facendo esattamente quello che doveva: una simulazione perfetta. Scarpe da gara, stessa colazione, stessi gel previsti per Roma. Tutto provato, tutto testato, senza il peso psicologico dei 42 chilometri.

L’organizzazione ha fatto il resto. Navette, sacche ritrovate all’arrivo, partenza alle 9.30, ristori precisi e un gran finale dopo il traguardo. Una gara che ti accompagna davvero, senza stress inutili, confermando ancora una volta perché questa manifestazione, omologata World Athletics FIDAL, è considerata un’eccellenza.

L’arrivo a Sabaudia è stato un concentrato di emozioni semplici: abbracci, pacche sulle spalle, qualche risata stanca e quella soddisfazione silenziosa che solo la corsa sa dare. Non importava il tempo finale. Importava aver condiviso chilometri, aver corso insieme in un luogo che sembra fatto apposta per ricordarti perché ami questo sport.

La Maga Circe, alla fine, non è stata solo una gara. È stata un viaggio tra mare e mito, tra passato e presente. Un modo bellissimo di vivere la corsa tra amici, celebrando il piacere di muoversi, di faticare e di sentirsi parte di qualcosa di più grande. E mentre recuperavamo fiato, qualcuno già sorrideva pensando al prossimo obiettivo. Perché è così che funziona, quando corri nei posti giusti, con le persone giuste.

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso