Sapete bene come accade. Sul vostro smartphone scorrete StorieCorrenti e Google – chissà perché? – “comprende” che vi interessa la corsa, sicché poi vi inonda di articoli che riguardano questo mondo, assieme a weird coffin, preparazione casalinga della ricina, orologi da immersioni oceaniche, vernice fotovoltaica, digestori batterici, curiosità cinematografiche ed altre amenità per il navigatore medio, al quale viene associato il mio profilo.
In questo torno di tempo, visto che fa caldo (come deve fare in questo periodo), mi collaziona pareri sul tema, dei quali mi avvalgo per scrivere questo testo che, conseguentemente, ha un dichiarato coautore: Google Adv.

Ecco una sintesi dei consigli.
1) Il primo è veramente il consiglio di Massimo Catalano di Quelli della Notte: scegli l’orario giusto. Tra correre alle 13 con 40 gradi e fare la stessa cosa alle 6 di mattina o alle 20, con dieci gradi di meno, è veramente arduo scegliere. Premesso che una parte della scelta dipende anche dai bioritmi (non tutti, appena svegli, “carburano” velocemente), la mattina è nettamente consigliabile poiché l’ambiente si è raffreddato (almeno un poco) per via dello scambio termico avvenuto nel passaggio tra la notte ed il giorno. La sera, al contrario, le radiazioni solari – assorbite durante la giornata – vengono progressivamente “restituite” per il noto effetto di neutralità entropica (AI Overview, arrancando, alla fine è giunta alla comprensione del fenomeno).
2) Scegli un percorso ombreggiato. Così su due piedi, appare un consiglio del tutto sensato. Se trovate un tratto assistito dall’ombra (es: alberi) dovreste viaggiare più freschi. Ma non è affatto così ed il condizionale è d’obbligo. Tutto dipende dal tasso di umidità che viene incrementato dalla “copertura”. L’orario e l’ombra vanno – a mio avviso – necessariamente combinati ed associati.
3) Idratarsi sempre, ossia prima, durante e dopo. Di questo abbiamo parlato più volte. Con il caldo, l’idratazione “prima” significa che avete assorbito liquidi per almeno 3-4 ore prima di correre. Dopodiché, se proprio vi secca portarvi appresso una bottiglietta da mezzo litro, puntate ad un percorso assistito dalla presenza dei “nasoni” e, frequentemente, fatevi un goccetto.
Qualcuno suggerisce di correre con la maglietta bagnata (alcuni, addirittura, lasciata umida nel freezer per un paio di ore). In effetti, il rimedio – il primo – funziona sebbene può creare un effetto inatteso, cioè quello di farvi sentire molto più il caldo appena la maglietta si sia asciugata. Il rimedio – utilizzato da me con profitto durante il CAR in pieno agosto – funziona solo se avete la possibilità di “ricaricare” la frescura, altrimenti è sufficiente bagnarsi un poco al momento di bere (dal sopra citato “nasone”) senza per forza trasformarsi in naufraghi appena ripescati dal Mediterraneo.
Degna di nota (negativa), l’idea di raffreddarsi da “dentro”, ingerendo prima di andare a correre del ghiaccio tritato od una bella granita. Potrei accettare scommesse… sui possibili esiti rispetto al vostro stomaco/intestino. Trattasi, anche sul versante medico, di una pratica pericolosa, specie se sfocia in una congestione.
Al termine, un integratore (magnesio + potassio) ci sta piuttosto bene, facendo attenzione che tali “componenti” sono controindicati per coloro che hanno problemi cardiaci, per cui, in caso di dubbio, l’acqua è sempre la soluzione migliore. Con l’occasione vi fornisco la ricetta “segreta” del mio integratore anti-caldo: 70% succo d’ananas (meglio se non da concentrato), 30% acqua minerale, mezzo limone spremuto, una “’nticchia” di sale. Dovrei brevettarla, ma sono un filantropo.

4) Indossa indumenti chiari e tessuti leggeri. Quando fa caldo e, soprattutto con una forte esposizione solare, al bando le mise dark che, detto per inciso, seppur snelliscano, non vi rendono granché visibili, con rischi comprensibili (inspiegabile, di conseguenza, la moda di qualche tempo fa per cui, ad ogni occasione, nel pacco gara c’era una maglietta funerea). Quindi, colori chiari, in primis, il bianco che più bianco non si può. Attenzione però ad alcuni colori chiari. Il giallo, ad esempio, che sembra astrattamente idoneo reca una stravagante controindicazione: attira gli insetti. Sicché al ritorno sembrate il parabrezza della vostra auto dopo un viaggio sul tavoliere delle Puglie per andare in Salento. Mi piacciono gli animali e il moscerino ‘spiaccicato’ mi fa dormire bene lo stesso, ma un mio “collega” è stato centrato in pieno petto da una simpatica vespa e le bestemmie si sono diffuse per un raggio di circa 3 km quadrati.
La maglietta, poi, non deve essere troppo attillata e dotata della massima traspirabilità. Escludete pertanto tutte quelle che hanno scritte “plastiche” attraverso le quali il sudore, pur volendo, non può transitare. Se, beninteso, intendete tornare a casa. Lo stesso vale per tessuti pensati per altra stagione.
5) Già che siamo in tema di luminosità è opportuno proteggere gli occhi. Quindi, una schermatura anti UV-A e B è consigliata. Inoltre, proteggere gli occhi aiuta non poco rispetto ad intromissioni non gradite: può essere il polline e, fin qui, va ancora bene ma se fosse l’affabile vespina di cui sopra?
6) Proteggete la pelle. Se avete la (buona) idea di correre in qualche parco, gli insetti potrebbero essere piuttosto molesti. Al calar del giorno diventate la nuova tavola calda di nugoli di zanzare affamate. Il consiglio è quello di una leggera spruzzata di insetticida, scelto tra quelli “green”, altrimenti è preferibile sfamare le nostre predatrici piuttosto che intossicarci di piretrina. Per la cronaca, pungono solo le zanzare femmine (i zanzari stanno davanti alla tv con una birra) il che depone per la conclamata attitudine molestatrice delle femmine di qualunque specie. Ma lo fanno per un fine nobile: sfamare la prole. Pensate ad una minuscola donazione di sangue e passate oltre.
Se gli insetti non vi infastidiscono, il sole non è sempre benigno. La pelle va quindi “protetta” con una crema solare del corretto SPF (fattore solare protettivo). La questione è più rilevante di una scottatura, nonostante le seccature che arreca. Dietro l’angolo ci sono altre patologie che, con una dose di accortezza, possono in parte essere prevenute.

7) Proteggere il capo. Serve il cappellino? I diversamente capelloni ne sono convinti. Anche qui si contrastano diverse scuole di pensiero. Da una parte militano quelli che non ci tengono più di tanto a cuocersi la pelata; dall’altra quelli che ritengono che il calore da qualche parte deve pur essere espulso. Lascio a voi dirimere la questione.
8) Non esagerare con l’intensità. Se sei bravo ed il tuo dovere l’hai fatto con il clima “giusto” a che serve insistere col caldo? Se, al contrario, hai fatto il minimo sindacale, pensi di recuperare proprio adesso? In medio stat virtus. I nostri padri avevano ragione: il troppo ed il poco vanno opportunamente mediati.
Dopo una stagione faticosa è palese che i remi vadano tirati in barca per lasciar spazio alle vele (se c’è vento). Tradotto per i non naviganti: se vi vien voglia di camminare, tra un tratto ed un altro, nessuno vi rimprovera. Fate come me: dite che avete fatto l’Elbaman e che dovete recuperare; non ci sarà essere podista su questa terra che dirà alcunché.
9) Smetti subito appena avverti che qualcosa non “funziona”. Dovremmo aver imparato a conoscerci abbastanza da capire quando “qualcosa” non va come dovrebbe. Le gambe sono rigide, il crampetto bussa alla porta, il respiro è affannato… smettete subito e, pian pianino, rientrate alla base. Basta fare conto che sia un ordine del medico, prima che lo diventi per davvero. Oggi non è giornata. Domani si vedrà. Ma il caldo, per il momento, rimane.





