Le SuperMom: mamme olimpiche che non rinunciano al loro sogno!

Steph Chambers / Getty Images

Le hanno chiamate le “SuperMom” in Giappone. Partoriscono, allattano e non smettono di allenarsi e sognare.

Le Olimpiadi di Tokyo si sono svolte più che mai sotto il segno della gender equality. A cominciare dal fatto che il numero di atleti uomini e donne sono stati pressoché identici, almeno in Italia. Ci siamo subito lasciati conquistare dai nostri portabandiera Jessica Rossi ed Elia Viviani (in chiusura abbiamo avuto il piacere e l’emozione di vedere sfilare il campione Marcel Jacobs).

Sembrava inizialmente che le neomamme atlete dovessero separarsi dai loro piccoli a causa delle stringenti misure anti-Covid, ma fortunatamente poi l’epilogo è stato diverso.

Questo inizialmente, quando le procedure non erano chiare, ha lanciato nella preoccupazione e nello sconforto numerose atlete.

“Quando ho partorito Kai e ho visto che mi stavo riprendendo, la prima cosa che ho chiesto è se potevo portarlo con me perché lo stavo allattando e mi hanno detto di no”.

Lo ha scritto la nuotatrice olimpica, Ona Carbonell, due medaglie olimpiche nel nuoto sincronizzato, sul suo profilo Instagram quando si è resa conta di trovarsi ad un bivio: o continuare ad allattare il suo bambino Kai o partecipare ai Giochi Olimpici.

(ONA_CARBONELL/INSTAGRAM)

 

 

Poi è arrivato il verdetto del comitato olimpico di Tokyo: “i bambini che sono allattati, potranno essere accolti con le loro mamme nelle strutture olimpiche”.

Una decisione che ha reso tutte le atlete neomamme più serene. Una decisione che in questo caso è stata presa forse con un po’ di ritardo rispetto a quanto ci si aspettasse; tuttavia la motivazione è stata quella comprensibile dei protocolli sanitari anti COVID. Ricordiamo, tra le altre cose, che quest’anno le Olimpiadi a Tokyo si sono svolte senza pubblico e tifosi tra gli spalti.

A gareggiare anche la sprinter americana, Allyson Felix, 35 anni, alla sua quinta Olimpiade (6 ori e 3 argenti), ma la sua prima da mamma.

Allyson è divenuta un simbolo vero e proprio per tutte le donne che lottano per affermare i propri diritti personali e professionali.

Allyson ha una figlia, Camryn, avuta nel 2018 con un parto d’urgenza, molto complicato, a causa del quale ha rischiato di morire e per cui ancora oggi porta sul corpo i segni di un cesareo d’urgenza.

Allyson, a tre mesi dal parto, è tornata ad allenarsi, ma lasciando lo sponsor che non le voleva dare le stesse garanzie contrattuali con il suo nuovo “status” di mamma.

Sarebbe bello rispondere a questi atteggiamenti di chiusura mentale come fece l’olandese Fanny Blankers Koen che, a 30 anni, si presentò ai Giochi di Londra contro il parere di molti.

“Vecchia, resta a casa, vergognati e pensa ai figli”.

Lei ai suoi 2 figli ci pensò bene e riportò a casa ben 4 ori. Siamo nel ’48 e le mamme avevano appena iniziato la loro personale lotta per l’affermazione dei diritti.

 

 

Mamma, runner e scrittrice. Amo la fatica delle lunghe distanze nella corsa. Se siete a Roma mi trovate all’alba sul Lungotevere dove mi alleno nel fascino di questa città. Grazie alla corsa ho imparato a riconoscere e superare i miei limiti, ma su Storie Correnti parleremo soprattutto di voi!