sabato, Marzo 14, 2026
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Le staffette alle Maratone e la fatica di coinvolgere gli altri

In ufficio l’idea è nata quasi per gioco, come spesso succede tra runner: portare quattro staffette sulla linea di partenza della Maratona di Roma e partecipare alla Run4Rome – Relay Marathon.

Un progetto che negli ultimi anni ha cambiato il volto della manifestazione, rendendo l’evento più accessibile e più vicino a chi corre per passione, non per cronometro.

La maratona a staffetta divide i 42,195 chilometri in quattro frazioni diverse  – 13,7 km, 8 km, 9,6 km e 10,895 km – e permette a gruppi di amici, colleghi o compagni di allenamento di condividere un’esperienza che resta impegnativa, ma meno solitaria.

Le squadre possono essere miste e tutti i partecipanti devono essere in possesso di un certificato medico di idoneità sportiva non agonistica. Fin qui, nulla di particolarmente complicato per chi frequenta l’ambiente delle corse su strada.

La vera particolarità della Run4Rome sta però nel modo in cui si accede alla gara.

I pettorali non si acquistano attraverso i normali canali, ma esclusivamente tramite le charity accreditate nel Charity Program ufficiale della Maratona di Roma. Ogni squadra sceglie un’organizzazione non profit e si impegna a raggiungere un obiettivo minimo di raccolta fondi, che varia a seconda dell’ente.

Nel nostro caso la scelta è caduta su AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. La nostra azienda ha deciso di coprire l’obiettivo minimo richiesto, pari a 400 euro per squadra, permettendoci di correre sotto i colori dell’associazione. Dopo l’iscrizione vengono attivate le pagine di raccolta fondi su retedeldono.com, una per ogni staffetta, e da quel momento la responsabilità passa ai runner: continuare a raccogliere fondi fino al giorno della gara.

Ed è qui che emerge la parte meno raccontata delle maratone solidali.

Allenarsi richiede costanza, tempo e disciplina, ma chiedere a amici e parenti di sostenere economicamente una corsa è spesso la vera salita. La difficoltà non sta tanto nella mancanza di generosità, quanto nel contesto in cui queste richieste arrivano.

Viviamo in una fase di forte saturazione: le persone ricevono continuamente inviti a donare e finiscono per sviluppare una forma di difesa. In questo scenario, una maratona può apparire come qualcosa di secondario, poco urgente. A questo si aggiunge una percezione diffusa dello sport come sfida personale, quasi individualistica. Chi riceve la richiesta fatica a capire perché dovrebbe contribuire a finanziare quello che viene visto come un hobby, seppur faticoso.

C’è poi il tema della distanza emotiva. Quando la causa non è conosciuta o non è sentita come vicina, la donazione rischia di diventare un gesto formale, facilmente rimandato. Infine, il modo in cui si comunica fa la differenza: messaggi vaghi, standardizzati o troppo formali raramente funzionano, soprattutto quando non spiegano in modo chiaro che fine fanno i soldi raccolti.

Per questo, nel mondo del running solidale, la parola chiave resta una sola: racconto.

Spostare l’attenzione dalla prestazione alla storia cambia la percezione di chi ascolta. Non si tratta solo di dire “sto correndo una maratona”, ma di spiegare perché lo si fa, per chi e con quale impatto concreto. Coinvolgere le persone nel percorso, condividere allenamenti, difficoltà e motivazioni personali crea un legame che va oltre la semplice richiesta di denaro.

Funziona anche mostrare un impegno diretto, donando per primi o fissando obiettivi chiari e misurabili. Tradurre le cifre in risultati reali aiuta a dare senso anche alle donazioni più piccole. In alcuni casi, un approccio leggero e creativo può fare la differenza, trasformando la raccolta fondi in una sfida condivisa piuttosto che in una richiesta imbarazzata.

Alla fine, la Run4Rome non è solo una maratona divisa in quattro. È un esperimento di corsa collettiva, di comunità e di responsabilità. Il giorno della gara i chilometri scorrono veloci, le frazioni si passano di mano e l’arrivo è una festa.

Ma la parte più significativa, spesso, è quella che si corre prima: fatta di relazioni, spiegazioni, tentativi e piccoli sì conquistati uno alla volta. Ed è lì che la corsa smette di essere solo sport e diventa qualcosa di più.

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso